Quando vi prende il panico chiamate Pan, funziona da dio

Il dio greco Pan (Fauno nella mitologia romana) era mezzo uomo e mezzo caprone
Con l'istinto bisogna fare i conti: se lo tralasciate troppo a lungo, salta fuori con volti ignoti e spaventosi

Le testimonianze di chi soffre di attacchi di panico sono spesso simili: «Parte come un senso di oppressione e poi cresce il malessere fino a mandarmi in confusione, ma cosí, mentre sto facendo una cosa qualsiasi, senza un apparente motivo»; oppure: «Io ho sempre cercato di essere una persona razionale, credo solo a quello che vedo, come faceva mia madre. Ora queste inquietudini mi spaventano, starò impazzendo?»; o ancora: «Io porto avanti la mia routine e qualcuno o qualcosa dietro l’angolo mi tende un agguato, mi fa buhh!»

Qualcuno li definisce attacchi di disorientamento. Altri parlano di forte spaesamento, di senso di vuoto. Una giovane bellissima mamma lamentava attacchi di «senso di irrealtà». Insomma queste crisi arrivano a sorprenderci, come un fulmine a ciel sereno, in momenti insignificanti, senza un apparente motivo.

Anche in terapia, all’inizio, la questione è spiazzante. Cosa si fa? L’attacco di panico ti mette la smania di correre subito ai ripari. E così si provano esercizi per farsi coraggio, superare la paura e tirare dritto. O si ricorre a un farmaco. O al training autogeno. Non c’è tempo per pensare, è troppo fisico l’attacco di panico per poter star lì a parlare. Passano, si allentano, ma poi tornano.

E alla fine, quando le abbiamo provate tutte e non sappiamo più a che santo votarci, decidiamo di chiedere direttamente… al dio Pan.

«Chi sei, Pan?»
«Sono lo spirito della natura, sono insieme istinto e fantasia, vivo nelle grotte, nei luoghi oscuri, negli angoli di natura selvaggia e mi diletto a scorrazzare nei boschetti sacri dove si bagnano ninfe vergini. Mi piace sorprendere queste fanciulle naturali così innocenti e inconsapevoli. Sovverto l’ordine ingenuo di chi beato pensa che esista solo ciò che si vede si sente e si tocca. Chi crede ingenuamente che saggio e razionale voglia dire saper controllare gli eccessi o gli imprevisti del pensiero e dell’anima. E ha chiuso i contatti col mondo interiore».

Pan arriva a stuzzicare la nostra mente quando siamo troppo fusi con la natura meccanica, scorriamo come un fiume, cresciamo come splendidi fiori o fili d’erba ma senza chiederci mai una volta chi siamo. Pan è quell’essere che ci guarda negli occhi all’improvviso e cosí, all’improvviso, ci accorgiamo di esistere. Così, forzando le nostre chiusure, ci tocca quando siamo troppo prigionieri della materia, dei vincoli del “nient’altro che”, di quelle spiegazioni terra terra, per intenderci. Quelle per cui se hai l’insonnia conti le pecore e se hai avuto un incubo avrai mangiato pesante o litigato col capo. Oppure se sei una neomamma un po’ triste saranno gli ormoni. Quando il senso pratico e l’evidenza schiacciante hanno schiacciato, appunto, il nostro istinto di immaginazione e la nostra innata tendenza alla riflessione su noi stessi.

Perché la storia dell’umanità ci dice che abbiamo anche un istinto di immaginazione e una naturale propensione a una vita interiore.

E l’istinto non si lascia far fuori facilmente; così intimamente legato alla radice dell’essere umano, ritrova sempre in modo sorprendente la via. Se sepolto troppo a lungo, riemerge con volti ignoti e spaventosi.

Una volta aperta una porta a Pan, allora Emma ritorna ai suoi dodici anni e riscopre il valore di quelle domande vertiginose sull’universo, così spesso svilite dalle persone pratiche e di buon senso della sua famiglia, e Sara scopre che sta rimandando l’organizzazione del matrimonio non perché è irresponsabile o ha dubbi sul suo amore per Michele, ma perché in cuor suo sa che loro si son già sposati, quella sera d’estate a Napoli quando si sono guardati in un certo modo alla facoltà di architettura. E Marco sta meglio da quando ha ricominciato a parlare di musica con la sua compagna. Ma non si può semplificare troppo, l’attacco di panico è qualcosa di veramente complicato, drammatico per chi ne soffre. È qualcosa che irrompe e che ci spalanca violentemente lo sguardo sul lato misterioso della vita, su ció che si nasconde dietro gli angoli bui che abbiamo imparato a ignorare. Oggi, quando qualcuno me ne parla, appena posso chiedo quand’è l’ultima volta che ha cercato Pan nella sua vita. Quando ha giocato con l’immaginazione, o si è concesso il lusso di chiedersi il senso nascosto delle cose che gli capitavano. E allora, se è passato molto tempo, ci ripromettiamo di fargli una chiamata, prima che lo faccia lui.

Paola Cesati

Psicoterapeuta junghiana, svolge attivitá clinica privata. Si occupa di riabilitazione psichiatrica presso la fondazione LIghea dove da anni conduce gruppi di scrittura creativa.

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