Proviamo tutti ad accogliere il Pappalardo che c’è in noi

E’ difficile accettare di avere in sé qualcosa di inaccettabile, un ‘angolino psicotico’. Ma conviene conoscerlo, e farci pace

“Accogli il Pappalardo che c’è in te, è l’unico modo”.

Ecco, a questo non ero pronta. Il coronavirus, il lockdown, la pandemia globale… non bastano? Adesso devo anche accettare che dentro di me alberghi uno come il generale Pappalardo?

Per chi avesse la fortuna di non sapere di chi sto parlando, il generale Antonio Pappalardo è quel signore che ha guidato, nelle ultime settimane, la protesta dei cosiddetti gilet arancioni. Quelli scesi in piazza per dichiarare che il coronavirus non è mai esistito, per capirci, derubricando a fake news una delle più drammatiche pandemie della storia, con oltre dieci milioni di contagiati nel mondo e più di cinquecentomila decessi accertati ad oggi. Alla guida di qualche centinaio di persone scese in piazza in varie città d’Italia, il nostro auspica il ritorno alla lira, scrive messaggi pubblici su Twitter a Paul McCartney (che stranamente non risponde) chiedendogli la mail per potergli inviare composizioni musicali, inneggia al popolo catalano e raccomanda la sepoltura delle salme per evitarne il cattivo odore. Così, tutto insieme. C’è da dire che il generale, che è stato anche deputato e sottosegretario, tutto questo lo fa perché – come ha narrato lui stesso in un video – nel 2000 ha incontrato un extraterrestre mentre passeggiava in montagna con sua moglie. L’alieno era alto, gentile, vestito con un lungo impermeabile che – nonostante le mie aspettative ascoltando la narrazione – non spalancò all’improvviso. Diede al generale un libro, il mandato dell’ummita per cambiare il mondo, da cui emanano direttamente tutte le iniziative del nostro. Stranamente la moglie, la mattina dopo, non ricordava nulla dell’incontro con l’alieno. Ma proprio per questo il generale capì: lui, e solo lui, era l’Eletto.

Pur empatizzando molto con la povera moglie, alla luce di quanto detto capirete che accettare di avere dentro di me una parte così disturbata e disfunzionale non è stato facile. Quando l’invito ad accogliere dentro di me il mio lato “Pappalardo” è arrivato, in riunione di redazione, la prima reazione è stata di rifiuto e indignazione: io? Ma neanche per sogno!

In realtà la prima a parlarmene, anni fa, fu la mia psicanalista.

“In ognuno di noi c’è un angolino psicotico – mi disse con un tono che voleva essere rassicurante – è importante averci a che fare, conoscerlo. E farci amicizia. Altrimenti può farci brutte sorprese”.

La questione mi colpì molto: io sono una persona emotiva e sensibile, certo, ma molto pragmatica e razionale. Tendo a voler controllare un po’ troppo, forse, me stessa e gli altri, come difesa per gestire le ansie quotidiane. Accettare “l’angolino psicotico” dentro di me, come lo chiamava lei, non fu cosa facile. Ma aveva ragione, meglio averci a che fare, farci pace. 

Per indorare un po’ la pillola, allora, ho pensato a Jung. L’archetipo dell’Ombra, per lo psicanalista, è quel lato inaccettabile di sé, che esiste in quanto esiste la Luce. Se l’Ombra, inizialmente, può spaventare, pensarla insieme alla Luce, invece, consola e rassicura. Quella parte inaccettabile che è dentro ognuno di noi, è ciò di cui ci vergogniamo, che non vorremmo che fosse, l’altro, l’ignoto. Una parte che se non integrata e riconosciuta finiamo per proiettare sull’altro, vedendo in lui quel che di noi stessi non vogliamo vedere. Il vero problema sta proprio nel non riconoscerla, nel rifiutarla, perché l’Ombra non esiste solo nella completa oscurità. Esiste, se esiste la Luce. Nelle parole di Jung, chi si confronta con l’Ombra «si carica però di problemi e di conflitti nuovi. Egli diviene un grave compito per sé stesso, perché non può più dire che gli altri fanno questo o quello, che essi sono in errore, che contro di loro bisogna lottare. Chi sia giunto a tanto vive nel raccoglimento interiore; sa che i difetti del mondo sono anche difetti suoi; e pur che impari a dominare la sua Ombra, ha fatto qualcosa di reale per il mondo. È riuscito a risolvere almeno una minima parte dei giganteschi problemi irrisolti dei nostri giorni».

Ecco che, allora, non posso che accettarlo, il Pappalardo che c’è in me. Magari però gli cambio nome.

Chiara Di Cristofaro

Giornalista economico - finanziaria, insieme alla comprensione dei numeri imprescindibile quella delle mente umana. Per la seconda laurea (e la seconda vita) punta sulla psicologia.

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