Preferisco il politico che difende la sua poltrona

Perché dovrei votare per chi proclama di essere pronto in ogni momento a lasciare?

Nei miei ormai lontani anni del liceo avevo un molto autorevole professore che era solito usare continuamente un suo tipico intercalare. I miei perfidi compagni scommettevano sulla frequenza con cui si sarebbe prodotto e poi passavano l’ora di lezione a contare.

Mi sono ricordata di quel lontano gioco adolescenziale ascoltando i discorsi dei nostri politici e ho provato anch’io a individuare le parole in essi più ricorrenti.

Ebbene, il lemma più frequentemente ripetuto è risultato poltrona.

“Sono incollati alla  poltrona”, “Non vogliono mollare la poltrona”, “Stanno spartendosi le poltrone”, “La casta si attacca alla poltrona”, “ È solo un affare di poltrone”, “Vogliono le elezioni per avere più poltrone”, “È il governo delle poltrone”…

Con l’avvertenza che le poltrone di cui sopra, poltrone granitiche, adatte a sederi di pietra, sono quelle degli avversari politici, mentre quelle della propria parte sono poltrone volatili, che chi parla si dichiara virtuosamente pronto a lasciare “senza indugio”, “nell’arco di pochi minuti”.

Poltrona è il nome sprezzantemente attribuito al seggio parlamentare e a eventuali cariche governative, col che ogni esercizio di potere viene degradato ad atto predatorio.

Che di poltrone parlino cittadini imbufaliti di fronte ad alcune condotte del ceto politico ci può stare, ma che i primi a usare tale epiteto siano i politici stessi appare un comportamento masochista. Chi lo fa esprime un giudizio denigratorio sull’intero esercizio della politica e mostra di non credere alla dignità del proprio ruolo.

I politici che usano queste espressioni dovrebbero riflettere sul discredito che gettano sulla loro categoria, che di questo non ha certo bisogno, e sullo scetticismo che dimostrano nei confronti del mandato degli elettori. Tale linguaggio declassa le elezioni a poltronificio e trasforma il Parlamento in succursale di “poltronesofà”, senza neanche il pregio della qualità artigianale.

Un simile autolesionismo non appartiene a nessuna altra categoria di lavoratori, tutti pronti a difendere le loro attività.

Perché io cittadino dovrei votare per un politico che ha così a vile il proprio seggio o la propria carica istituzionale da proclamare di essere pronto ad abbandonarli in ogni momento? 

È ora di sentirlo dire: “Sì, sono attaccato alla poltrona che occupo grazie al voto dei miei elettori, e cercherò di occuparla a lungo per essere degno del mandato affidatomi”. 

Raffaella Crosta

Psicologa. Collaboratrice della fondazione Lighea. Dal 1980 si occupa di terapia e riabilitazione di pazienti psichiatrici.

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