Possibile che siano gli esperti TV a trovarci l’anima gemella?

Grande successo riscuote una trasmissione televisiva che organizza matrimoni tra sconosciuti, che però non funzionano quasi mai, e vi spiego perché

Un tempo, nei ceti nobiliari e della buona borghesia, erano padri e madri, solleciti dell’avvenire dei figli, che si davano da fare per combinare matrimoni vantaggiosi. Ciò che li guidava nella scelta erano gli interessi di casta, pertanto l’attenzione era rivolta al patrimonio e al rango sociale, oltre che alle qualità morali. Sentimenti e attrazione sessuale non venivano presi in considerazione in quanto inaffidabili ai fini di quell’impegnativo contratto a vita che era il matrimonio, venivano lasciati alle classi sociali inferiori o, semmai, sarebbero venuti col tempo.
Nel corso del ventesimo secolo tutto è cambiato, almeno in occidente, ed è venuto affermandosi il diritto alla libera scelta fondata sull’amore.

Oggi che la coppia appare in crisi, sembra si senta nostalgia del passato: creativi TV hanno ideato un programma – Matrimonio a prima vista – in cui uomini e donne, accoppiati sulla base di test e verifiche di compatibilità da un’équipe formata da psicologo, sociologo e sessuologa, accettano di sposarsi incontrando il coniuge solo al momento della cerimonia. Il contratto stipulato con la trasmissione obbliga alla convivenza di cinque settimane, dopo le quali i novelli sposi decideranno liberamente se proseguire l’esperienza o iniziare le pratiche di divorzio.

I matrimoni combinati della prima stagione sono tutti falliti, ma questo non ha scoraggiato gli aspiranti sposi, che alle selezioni della seconda stagione sono accorsi in numero superiore a milletrecento, mentre l’équipe selezionatrice sostiene di aver affinato i suoi mezzi e promette di essere più oculata.
A prendere l’iniziativa di sciogliere l’unione fino ad ora sono sempre stati gli uomini: nel momento in cui la moglie ideale fantasticata non regge alla prova della realtà lo sposo novello si riappropria della facoltà di scelta che aveva delegato e la restituisce come si rende al negozio merce difettosa. Le signore si sono rivelate più accomodanti.

Che l’esito sia stato infausto non stupisce troppo. Che cosa muove queste persone? L’interesse per il matrimonio è probabilmente secondario rispetto a quello per l’apparire televisivo: una fama, per quanto effimera, val bene una comparsata in municipio, e dopo cinque settimane addio, un bel gioco dura poco.
O forse, mentre l’istituzione matrimoniale è in crisi,

resiste il fascino del rito nuziale e, anche in tempi così disincantati, non si vuole rinunciare al sogno del “giorno più bello”, con l’abito bianco, i fiori, i confetti, la festa di parenti e amici, il viaggio di nozze…

I selezionatori, con tutte le loro alchimie pseudoscientifiche, sono meno avveduti di babbi e mamme, ben più coinvolti emotivamente nell’assicurare il successo matrimoniale dei figli?

Il programma sembra realizzare la caricatura occidentale del dramma dei matrimoni combinati, anche in età scandalosamente precoce, che si attuano in altre parti del mondo. Una realtà spesso tragica viene qui declassata a commedia, o meglio a farsa.
O possiamo pensare all’imitazione del matrimonio a tempo presente nella tradizione musulmana sciita: contratto da 1 minuto a 99 anni, rinnovabile alla scadenza; non ha pretese di unicità e permette rapporti sessuali moralmente leciti.

Il paradosso è che probabilmente gli attori nostrani di questo spettacolo sarebbero pronti a recalcitrare indignati di fronte alle proposte di genitori e parenti, mentre si affidano con cecità credulona al sapere scientifico, o pseudoscientifico, di esperti, come dimostrano alcune dichiarazioni disarmanti del tipo «Ho fallito tanti rapporti, adesso mi affido a chi ne sa di più; ho fede nella ricerca scientifica della mia anima gemella».

Un consiglio: se volete giocare, giocate pure, ma se davvero siete intenzionati a un’unione duratura, meglio affidarsi all’antica saggezza di padri e madri, forse digiuni di tecniche psicologiche, ma con l’occhio più lungo quando si tratta dell’avvenire dei figli.

Raffaella Crosta

Psicologa. Collaboratrice della fondazione Lighea. Dal 1980 si occupa di terapia e riabilitazione di pazienti psichiatrici.

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