Per diventare un padre perfetto mi identifico con Geppetto

Più dell’autoritarismo di ‘Il collegio’ mi convince il complicato percorso educativo del padre di Pinocchio

Rivalutiamo il Collegio e la Matrigna!

Ridateci i bei collegi austeri e le matrigne autoritarie capaci di arginare le intemperanze adolescenziali e imporre una severa disciplina a giovani riottosi.

Questo pensiero mi è balenato nella mente in occasione di furibondi scontri con due figli adolescenti.

Fiabe e racconti per l’infanzia, nella forma originaria, prima delle edulcorate versioni disneyane, hanno spesso un fondo sadico: ci sono sempre matrigne malvage che tramano contro bambini indifesi o strutture educative tenebrose dove i reclusi lottano per sopravvivere. Tuttavia le dure prove a cui vengono sottoposti temprano il carattere dei piccoli protagonisti, li aiutano a crescere e a diventare adulti responsabili.

Chissà se un simile percorso non sia più formativo del rapporto democratico e della contrattazione quotidiana che i genitori moderni sperimentano con i propri figli.

Così riflettevo, rimpiangendo l’autoritarismo di un tempo perduto, di fronte alla protervia di una ragazzina che non voleva ascoltare.

Poi la rabbia è sbollita, dalle fantasie sadiche sono passato a considerazioni più consolatorie e mi sono sentito Geppetto.

Le avventure di Pinocchio è forse il più famoso racconto di bildung: un romanzo di formazione che non si limita a narrare la maturazione di un ragazzo, ma descrive una metamorfosi, la trasformazione di un essere di natura incerta in un essere umano.

Si tratta di una straordinaria invenzione che giustifica la fortuna del libro e la sua costante attualità, attraverso molteplici letture interpretative. Oggi se ne può aggiungere una nuova: nel momento in cui tanto si parla di robots dotati di funzioni umane, Pinocchio può ben rappresentare il salto evolutivo che realizza l’approdo dell’intelligenza artificiale.

Veniamo all’analisi del testo. I comportamenti di Pinocchio sono quelli di un adolescente trasgressivo che non ubbidisce, non ascolta, segue il suo desiderio e i suoi istinti, e viene duramente punito. Tradisce la fiducia di chi lo ama, dice continuamente bugie e somatizza il senso di colpa attraverso l’allungamento del naso.

Tuttavia il burattino, dapprima impermeabile a qualsiasi sensato ammonimento, preda di una incoercibile coazione a ripetere gli stessi errori, a poco a poco impara, modifica la sua natura, acquista consapevolezza e razionalità, potremmo dire che rinuncia al principio del piacere per il principio di realtà: insomma cresce. Muta pelle, nel suo caso non metaforicamente.

A ben guardare la storia, Pinocchio è piuttosto un autodidatta, impara dall’esperienza piuttosto che da coloro che aspirano ad essere suoi educatori, ma che, come tali, lasciano molto a desiderare rivelandosi inadeguati: il sentenzioso Grillo, professoralmente pedante, l’amoroso e trepidante Geppetto, impreparato al ruolo di padre, la tenera Fatina, troppo ingenua nell’accordargli fiducia.

Ma se Pinocchio matura come figlio, Geppetto matura come padre, e in questo caso è proprio Pinocchio a rivelarsi il bravo educatore che gli insegna come fare.

All’inizio Mastro Geppetto pensava di poter trasformare un pezzo di legno in un docile burattino, surrogato del figlio che non ha. Ma quel burattino subito si anima e manifesta una sua volontà. Geppetto passa il tempo a rincorrerlo, a disperarsi, a essere in ansia, a soffrire per lui, a salvarlo, a esserne amaramente deluso, a pentirsi di avergli dato vita … a perdonarlo.

Alla fine Geppetto e Pinocchio si riconosceranno reciprocamente come padre e figlio, ciascuno nel ruolo che gli compete.

Penso che, come padre, la figura di Geppetto mi si adatti bene: mi sento a mio agio nei suoi panni e mi sembra di fare il suo stesso percorso.

Quanto a Pinocchio, dopo tanta trasgressione si trasforma in un ragazzino assennato e giudizioso, forse anche troppo per bene, senza più il fascino della vitalità anarcoide che lo caratterizzava.

 Ma non credo che sia finita qui, in fondo è ancora piccolo…… Mi piace pensare che il nuovo Pinocchio mantenga qualcosa dell’antico temperamento e mi aspetto che sia pronto a passare il testimone al Giovane Holden. 

Joaquin Otuvas

Psicologo e psicoterapeuta. Professore "Libre Universidad de Salamanca".(traduzioni dallo spagnolo a cura di Carlo Perez )

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