Pandemia: una buona occasione per rivalutare la scuola

Potrebbe indurci ad apprezzarne non solo il ruolo educativo ma anche la funzione di spazio di socializzazione formativa

“Nulla sarà più come prima” si sente frequentemente dire, come se la pandemia che ci affligge costituisse uno spartiacque tra il modo di vivere che abbiamo conosciuto e un dopo tutto da reinventare.

In genere con quell’affermazione si intende sia l’assunzione di stili di vita più sobri e responsabili, più rispettosi della Natura, sia l’adozione di comportamenti più generosi e solidali, maturati durante l’emergenza che ci ha unito tutti di fronte alla minaccia comune.

Insomma la pandemia ci avrebbe resi migliori, meno egoisti, più solleciti verso gli altri, più consapevoli dei valori e degli affetti che veramente contano, convinti del comune destino.

Dubito sia così.

Anche in passato si sono verificate emergenze che hanno richiesto sacrifici e coesione, ma, passato il pericolo, non mi sembra che gli uomini ne siano usciti stabilmente migliori.

Certo, ci saranno alcune modifiche nei comportamenti dettate dalla prudenza, altre imposte dalla crisi economica che immancabilmente ci attende, ma si tratta comunque di aspetti superficiali. Le modifiche psichiche profonde richiedono infatti una lunga maturazione, una presa di consapevolezza che necessita di anni, come dimostrano i tempi medi di una psicoterapia, e noi ne sappiamo qualcosa. Contro le aspettative magiche e miracolistiche dei pazienti, la terapia non produce infatti cambiamenti radicali, ma lente trasformazioni dovute a una progressiva presa di coscienza di sé.

Forse questo periodo potrebbe invece indurre a rivalutare l’istituzione scolastica.

La chiusura  delle scuole ha privato bambini e adolescenti non solo della funzione educativa, ma anche di uno spazio di socializzazione formativa per la vita futura dell’individuo.

Paradossalmente le maggiori critiche alla serrata si sono levate in rapporto alla ripresa lavorativa di padri e madri che, privati del supporto dei nonni, non sanno dove collocare i figli.

Questo mostra chiaramente la considerazione nella quale la scuola è tenuta: un parcheggio funzionale alle esigenze dei genitori.

L’educazione dovrebbe invece, se non precedere, almeno essere alla pari dell’economia nella scala dei valori. Il sistema scuola dà ordine alla giornata, scandendo il tempo degli impegni, e offre un contenitore a individui che attraversano un’età ricca di emozioni, sentimenti, paure, in cui si prende coscienza di pulsioni profonde, si fanno importanti esperienze affettive e sociali.

Gli iscritti all’anno scolastico 2020 sono stati privati di un importante ambiente di socializzazione, cui certo le lezioni online non possono supplire, per non parlare degli studenti dell’ultimo anno, deprivati del rito di passaggio della prova di maturità, sostituita da un esame farsa.

Ci sono alcuni mesi per organizzare il rientro in aula a settembre e, se avverrà al meglio, forse questo periodo buio qualcosa di buono l’avrà lasciato: una nuova consapevolezza dell’importanza del sistema formativo offerto dalla scuola, luogo di apprendimento, ma soprattutto spazio di importanti esperienze per la vita affettiva e sociale futura.

Altro importante lascito della pandemia potrebbe essere la riforma del sistema sanitario con la riorganizzazione della sanità territoriale di base, trascurata a favore delle grandi concentrazioni ospedaliere. Queste giornate hanno dimostrato quanto tale tessuto territoriale fosse importante e come la sua distruzione abbia avuto effetti letali.

Da decenni si coltiva la fantasia di riformare scuola e sanità; forse ciò a cui non si è voluto o potuto dare attuazione grazie alla grande paura potrà finalmente essere affrontato.

Quanto al resto, gli “eroi” torneranno a essere medici e infermieri, i virologi saranno ridimensionati e cesseranno di occupare tutti gli spazi dell’informazione, e la pandemia diventerà nel tempo, come la guerra per i nostri nonni, oggetto di racconto ai nipoti.

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Giampietro Savuto

Psicologo e psicoterapeuta. Fondatore e responsabile scientifico di Fondazione Lighea Onlus.

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