Otto piccoli stratagemmi per sopravvivere al Natale

Per molti è una festa scomoda, o addirittura penosa, che aumenta i disagi e comporta difficili problemi diplomatici

Ci siamo: arriva la “festa della famiglia,” che la tradizione e la retorica pubblicitaria amano descrivere amorevolmente riunita intorno al desco imbandito tra l’albero e il presepe, con colonna sonora di Stille Nacht e Jingle Bells.

Ma non per tutti è così. Nei giorni di Natale, chi è solo sente maggiormente l’abbandono, chi soffre di disagio psichico vede spesso acuirsi i sintomi, separati e divorziati si trovano alle prese con problemi “diplomatici” di difficile soluzione.

E passi se gli ex coniugi non hanno ancora trovato un nuovo partner, perché, quando questo avviene, i problemi si moltiplicano per quattro, contando le rispettive famiglie d’origine, per otto, e potrebbero crescere addirittura in modo esponenziale nel caso di ulteriori separazioni nell’albero genealogico.

C’è modo di superare il 25 dicembre senza eccessivi danni?

Ci permettiamo di suggerire alcune soluzioni, alcune serie, altre semiserie o provocatorie.  

  1. Ottenere una duplicazione della data, in modo che i genitori possano godere di tutti i loro figli e i nonni di tutti i loro nipoti senza sentirsi di serie A o di serie B (attenzione: nei casi più complicati ci vorrebbe una moltiplicazione: 4, 6, 8 Natali).
  1. Partire per un viaggio, meglio se in un paese a maggioranza mussulmana, induista, buddista, animista, dove il Natale non si festeggia.
  1. Optare per un Natale mistico, da trascorrere in qualche monastero, ad Assisi, a Camaldoli, a Chiaravalle, tra cerimonie religiose e canti gregoriani.
  1. Darsi malati di un morbo contagioso che richiede un periodo di quarantena (la scelta di tale morbo va attentamente valutata: per i superstiziosi  meglio accollarsi malanni  lievi, come i pidocchi).
  1. Prepararsi scrupolosamente come un attore che interpreta personaggi diversi in commedie diverse, recitando il copione che rende tutti felici.
  1. Occupare una piazza in abiti rossi al grido “Natale non si lega”.
  1. Festeggiare tutti insieme appassionatamente con la famiglia allargata. È la soluzione più bella, ma anche la più rischiosa. La riunione potrebbe infatti trasformarsi in un match feroce tra parenti serpenti.
  1. La proposta più drastica, se tutte le altre fallissero: indire un referendum per l’abolizione del Natale (ci avevano già provato a chiederla, anni fa, i pazienti della comunità Lighea, ma in alto loco ci avevano fatto sapere che la domanda non era stata presa in considerazione).

P.S. Sollecitiamo i lettori a proporre ulteriori  suggerimenti. 

Lighea

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