Nel caos del Coronavirus i più saggi sono i miei matti

La testimonianza del responsabile della Lighea: i pazienti delle sue comunità si sono comportati meglio dei cosiddetti sani

All’inizio della quarantena ero molto preoccupato: come responsabile delle tre comunità terapeutiche Lighea per persone con disagio psichico e di una rete di alloggi di residenzialità leggera per ex ospiti, temevo possibili situazioni di crisi difficilmente gestibili.

Sono stato piacevolmente smentito.

Su un gruppo di circa sessanta persone, solo una paziente ha avuto bisogno di ricovero in struttura ospedaliera perché incapace di gestire l’angoscia; due pazienti sono stati fatti rientrare in famiglia perché l’apprensione dei parenti li aveva contagiati, inducendo in loro uno stato di paura dannoso per la vita della comunità; due pazienti si sono immaginate infettate dal Covid 19 e si è assecondata questa convinzione, che esprimeva aspetti isterici, confinandole in una stanza propria, con loro piena soddisfazione. 

Tutti gli altri reclusi hanno reagito bene, rinsaldando i rapporti di amicizia e di solidarietà tra loro e il personale incaricato dell’assistenza. Sono continuate le consuete attività di arte terapia, musico terapia, scrittura creativa, animazione teatrale, ginnastica, trasferite dal Centro Diurno all’interno delle strutture residenziali in collegamento skype. Si sono organizzati giochi, si sono tenute video riunioni, video supervisioni, video sedute e video feste. La cucina è diventata uno spazio creativo, con relative fotografie dei piatti realizzati.

Guardando i miei pazienti e osservando le reazioni dei “sani” che conosco, ho concluso che è più probabile che la forzata reclusione provochi disagi psicologici in questi ultimi.

Mi sono chiesto come mai persone considerate emotivamente fragili, alcune con tendenze persecutorie, paranoiche o ipocondriache, potessero reagire tanto bene, dimostrando equilibrio e sottoponendosi disciplinatamente al nuovo stile di vita imposto dal Coronavirus.

Riflettendo, ho capito che non c’era da stupirsi.

Il virus di cui siamo tutti vittime ha sostituito le loro paure allucinate con qualcosa di reale, a cui attribuire un nome preciso e caratteristiche da tutti riconosciute.

C’è stato un processo di razionalizzazione della paura: un timore vero, autentico, ha scacciato i fantasmi.

Non solo, si tratta di un timore condiviso dall’intera popolazione e che quindi li fa sentire in buona compagnia, più “normali”, uguali agli altri, ai quali stringersi nella difesa dal nemico esterno comune, invece di essere drammaticamente soli a combattere con i minacciosi nemici del mondo interiore. La loro diversità è evaporata.

Inoltre le limitazioni a cui siamo sottoposti, le regole che dobbiamo osservare, da molti di noi patite come coercitive, hanno l’effetto di farli sentire contenuti, protetti, li liberano dall’angoscia della libertà.

Tra i tanti “matti” che escono in barba ai divieti con le motivazioni più assurde, che pretendono di passare il fine settimana nelle seconde case o di festeggiare compleanni, tra i tanti “matti“ che passano il tempo a formulare stravaganti teorie complottistiche, tra i tanti “matti” che riempiono i social di fake news, i più saggi sono loro, i matti autentici.

Giampietro Savuto

Psicologo e psicoterapeuta. Fondatore e responsabile scientifico di Fondazione Lighea Onlus.

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