Mi sento un pesce fuor d’acqua ma ora forse divento sardina

Alla mia non più tenera età, sono tentato di rituffarmi. Cerco di spiegarvi perché
Negli ultimi anni, sarà per la mia non più giovane età, sarà perché sopraffatto dalle nuove tecnologie, sarà per la brutta piega che ha preso la politica italiana, una specie di mercato delle vacche in cui trionfa il vecchio motto lombardo “chi el vousa pussè, la vaca l’è sua” (chi urla di più si aggiudica la bestia), fatto è che sempre più spesso mi sono sentito un pesce fuor d’acqua.
Oggi finalmente, per la prima volta dopo tanto tempo, vedo la possibilità di rientrare. Sono tentato di rituffarmi. Forse divento sardina. Lo so che non è un movimento per vecchi. Sono tutti ragazzi, prevalentemente dotati di buona istruzione; il fondatore, diciamo l’ideatore, potrebbe essere mio nipote ed erano quasi tutti giovani quelle migliaia di manifestanti che hanno riempito le piazze di Bologna, di Modena, di Milano, di Ravenna e di molte altre città.
Che cosa vogliono, non mi è ancora chiaro.
Ma cosa non vogliono, sì, e siccome non lo voglio neanch’io, ecco perché mi sa che divento sardina.
Non vogliono diventare un partito, nel senso che rifiutano la logica perversa dei partiti, che contrappongono per ogni minimo problema soluzioni opposte, tutte miracolistiche, tutte smentibili l’indomani. Non vogliono la rissa, l’odio per il rivale, il gioco al massacro, la ricerca maniacale dello scheletro nell’armadio. Non vogliono il populismo, ossia l’esaltazione demagogica e strumentale  delle classi popolari anche se  trapela, nelle mezze ammissioni di alcuni degli animatori del branco, una decisa propensione per il centro sinistra.
Altri, ancora più sibillinamente auspicano che “un’area politica faccia proprie le nostre istanze”. E non sarà certo l’area di Casa Pound, che pure ha subdolamente mostrato interesse per i “sardinians”.
Per il momento godono di una simpatia trasversale, da Mario Monti che le guarda con molto interesse  a Patty Smith che ostenta nei suoi concerti una sardina sulla giacca, a quel professor Niccolò Pagani campione di garbo e di cultura che ha lasciato l’Eredità milionaria per tornare a insegnare ai suoi studenti. Se devo fidarmi di quel poco che ho visto e sentito in tv,  alla radio e sulla rete, i ragazzi-sardina non mi sembrano così ingenui  da cadere nelle reti di qualche pescatore di voti e quell’abbozzo di programma contenuto nel manifesto programmatico che hanno esibito al raduno, pardon al “flash mob” di Roma, mi pare ampiamente condivisibile da tutti i moderati di destra e di sinistra. Perciò resto in vigile ma benevola attesa.
Se davvero si confermano come  un movimento senza padrini politici, capace gli condizionare gli esagitati e gli illusionisti, gli incompetenti e i qualunquisti che stanno appollaiati su tutti i rami del Parlamento, allora alla prossima occasione scendo in piazza con loro, e spero di incontrare almeno uno dei miei nipoti.
Paolo Occhipinti

Giornalista, ex direttore editoriale di Rcs, ex direttore del settimanale Oggi

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