L’inferno dei genitori agli arresti domiciliari coi figli

Ammettiamolo, la vita da reclusi con bambini e adolescenti è una battaglia persa: forse la convivenza sarebbe più facile se le famiglie si scambiassero i figli.

Al di là delle retoriche descrizioni di idilliache intimità familiari ritrovate, di nuova volontà di comunicazione tra le generazioni, di riscoperta del calore degli affetti che contano, diciamolo, la vita da reclusi con figli bambini o, peggio, adolescenti, è spesso un inferno.

I bambini, si sa, vogliono giocare, alle elementari o all’asilo frequentano giornalmente loro coetanei, sono abituati ad attività fisica; costretti in casa, spesso in spazi angusti, diventano irrequieti, privati degli amici pretendono continue attenzioni da genitori presenti ma, quando impegnati nello smart working, bisognosi di tranquillità per svolgere il loro lavoro, e comunque impreparati, senza la rete protettiva dei nonni, a reggere a lungo il tempo pieno con la loro prole.

Tuttavia le maggiori difficoltà si verificano con i bambini cresciuti. Padri e madri privi di autorevolezza stentano a convivere, senza gli ammortizzatori della scuola e degli amici, con adolescenti ignari di disciplina.

Possiamo individuarne alcuni profili caratteriali.

I RIBELLI – Insofferenti a qualsiasi divieto, temerari, convinti della loro invulnerabilità, ricorrono a ogni espediente per poter uscire: si offrono per vuotare la pattumiera, si propongono per il supermercato, scoprono di aver assoluto bisogno di recarsi da Gianni o da Luisa dove hanno lasciato il libro di versioni di latino o gli appunti di fisica indispensabili per seguire le lezioni online, pretendono di allenarsi per la prossima maratona. Impegnano in estenuanti bracci di ferro i genitori, ai quali, in casi estremi, non resta che buttare via le chiavi dell’appartamento o stendersi davanti alla porta d’ingresso.

I SEPARATI IN CASA – Non sopportano la vista di padri e madri ed evitano qualsiasi contatto, qualsiasi eventualità di scambio verbale. Vogliono una stanza tutta per sé nella quale rintanarsi. Quando ne emergono, rispondono a grugniti. Guai ad affacciarsi alla porta del loro rifugio senza bussare, si viene accusati di intrusione indebita, di aver violato la loro intimità, di essere spie pronte a carpire i loro segreti.

Una sottospecie è costituita dagli IRRIDUCIBILI DELLA PRIVACY – Sospettosi che i familiari possano udire le loro conversazioni telefoniche, dove l’appartamento non offra spazi privati sufficientemente protetti si barricano nel bagno con sedute lunghissime, mentre davanti alla porta si formano file di sventurati che implorano di entrare.

GLI IPERCONNESSI – Lo erano anche prima, si potrebbe obiettare, nulla è mutato. E invece no. Prima era una scelta, un piacere passare la giornata al computer o al telefono, ora è una necessità per ingannare il tempo, esorcizzare la noia, e allora si rimpiangono le partite al campetto che non si sono mai volute giocare o le gite in montagna alle quali non si è mai voluto partecipare.

I CONFLITTUALI – Costretti a convivenza forzata, fratelli e sorelle  litigano continuamente tra di loro, sfruttando qualsiasi pretesto. Possono rivolgere l’aggressività anche verso gli adulti, che diventano i capri espiatori delle loro frustrazioni. Impegnano i genitori in estenuanti discussioni con l’intento di dimostrare quanto siano pedanti, dispotici, tecnologicamente inadeguati, di vedute ristrette.

I DIPENDENTI – Regrediscono. Vogliono essere coccolati. Adottano atteggiamenti infantili: pretendono attenzione costante, carezze e baci. Le manifestazioni di affetto non bastano mai. I genitori, dapprima felicemente sorpresi di ritrovarseli tra le braccia, alla fine ne escono stremati.

I MIXATI – Si muovono con disinvoltura da un gruppo all’altro nell’arco della giornata: al risveglio possono presentarsi come bambini dipendenti in cerca di consolazione, passano poi al conflitto, accusando i genitori di non rispondere alle loro figure di padri e madri ideali; offesi, si ritirano nei loro appartamenti chiudendosi in un mutismo ostile. Basta una parola incauta per scatenare il loro furore. Possono avventarsi contro la porta d’ingresso rivendicando la loro libertà, per poi pretendere il bacio della buona notte.

Naturalmente nemmeno il comportamento dei genitori è esemplare: privi di autorevolezza, pretendono invano di imporre la loro autorità e sono risucchiati in battibecchi continui dai quali escono comunque scornati: infatti, anche nel caso in cui prevalgano dialetticamente, si accorgono di aver adottato le stesse modalità di comunicazione dei figli.

Facendo tesoro di questa esperienza, qualora si dovessero verificare situazioni di forzata convivenza – si spera meno drammatiche – mi sento di proporre a genitori come me lo scambio dei figli: chissà perché i genitori altrui, visti da lontano, sembrano sempre più belli, più bravi, più buoni, più moderni, più interessanti, più degni di ammirazione.

Sono quasi sicuro che ragazzi riottosi e indisponenti si dimostrerebbero molto più educati, forse anche disponibili all’ascolto e a un pacato confronto di pensieri e opinioni. Impegnati a misurarsi con una realtà familiare diversa, nella quale il rapporto non soffre il ricatto affettivo, cercherebbero di mostrare il meglio di sé e forse finirebbero anche per rivalutare i propri genitori.

Giampietro Savuto

Psicologo e psicoterapeuta. Fondatore e responsabile scientifico di Fondazione Lighea Onlus.

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