Il sindaco di Riace ci pone un grande dilemma di coscienza

Il sindaco di Riace Domenico "Mimmo" Lucano, Per il mondo, il piccolo paese del reggino dimostra che l'accoglienza e l'integrazione dei migranti Ë possibile. Riace (Reggio Calabria) 1 settembre 2018 . ANSA/CESARE ABBATE/
È giusto contravvenire alla legge in nome di un imperativo morale?

Ci ha raggiunti come una bomba la notizia, rimbalzata su tutti i media, degli arresti domiciliari del sindaco di Riace, Domenico Lucano, noto per il modello virtuoso di accoglienza e integrazione dei migranti adottato nel suo comune.
Subito si è scatenata una bagarre da stadio tra sostenitori, che lo difendono a spada tratta e si spingono a parlare di Stato autoritario, e detrattori, che esultano per la caduta di un’icona conosciuta anche all’estero.

Eliminate le reazioni scomposte, ciò che rimane è l’eterno dilemma di Antigone: è superiore la legge degli Dei – ovvero, laicamente, la legge morale – o la legge dello Stato? È giusto praticare la disobbedienza civile di fronte a norme che ledono i diritti umani? Antigone è l’eroina, simbolo di tutte le resistenze, che non cede al tiranno e che con il suo consapevole sacrificio scuote la colpevole inerzia dei suoi concittadini, o un’anarchica che obbedisce a un imperativo categorico individualistico, sorda a qualsiasi ragionevole compromesso? E Creonte è un despota spietato o un politico intimamente combattuto, ma che vede in una Legge uguale per tutti l’elemento fondante la legittimità e l’autorità dello Stato?

Da Kant a Kirkegaard, da Hegel a Heidegger il pensiero filosofico si è esercitato sul quesito e ha dato risposte diverse al dilemma. Abbiamo così tante Antigoni che abitano le pagine scritte e le scene teatrali e bisogna riconoscere che, per quanto presentate in modi differenti, il pubblico si è sempre schierato al loro fianco. Comunque la si veda,

Antigone è colei che destabilizza perché rende problematiche le nozioni di bene e di male.

L’ombra di Antigone è stata evocata anche nel dibattito relativo alla definizione del concetto di Giusto, non un eroe, ma un uomo comune, capace però di mettersi a rischio per salvare, aiutare, proteggere chi si trovi in una situazione di pericolo, figura considerata inizialmente nell’ambito della Shoah e allargatasi poi a tutti i casi di emergenza umanitaria.

Ma torniamo al nostro Sindaco. Alcuni, pur solidali con il suo operato, gli obiettano che in una democrazia si rispettano anche le leggi che si vorrebbero cambiare, altri che le sue azioni, per quanto lodevoli sul piano umano, erano in conflitto con il ruolo istituzionale che ricopriva e che pertanto avrebbe dovuto dimettersi.

Tali osservazioni sono senza dubbio di peso. Tuttavia, quello che Domenico Lucano ha fatto l’ha potuto fare proprio usando il potere che la sua carica gli conferiva, non diversamente da coloro che, in tempi certamente più drammatici, hanno usato i mezzi che il ruolo istituzionale conferiva loro per aiutare persone in pericolo, disobbedendo a leggi e ordini superiori e mettendo a rischio qualche volta la vita, sempre la carriera.

Possiamo, per esempio, ricordare quei diplomatici italiani che, nell’Argentina di Videla o nel Cile di Pinochet si sono prodigati, in solitudine, per aiutare i dissidenti a espatriare, contravvenendo sistematicamente alle direttive “prudenti” di Roma.

Non voglio fare paragoni impropri. La vicenda attuale non ha, fortunatamente, la tragica eccezionalità dei fatti ricordati. Gli immigrati clandestini rischiano, al massimo, l’espulsione; il Sindaco dovrà, al massimo, affrontare un processo con tutte le garanzie che la nostra democrazia gli offre.

Forse il caso che più si avvicina a quello di Domenico Lucano riguarda Daphne Vloumidi, albergatrice dell’isola greca di Lesbo, che ha soccorso i profughi provenienti dalle coste turche, ospitandoli e portandoli con la sua auto al traghetto per Atene, arrestata nel 2015 con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Anche a seguito della sua protesta le autorità sono state indotte a stabilire norme più umane per i naufraghi e i loro soccorritori. Attualmente Daphne ha un posto nel Giardino dei Giusti di Milano.

Al di là di evidenti differenze, in tutte queste vicende il dilemma morale è sempre lo stesso e interroga le nostre coscienze.

Raffaella Crosta

Psicologa. Collaboratrice della fondazione Lighea. Dal 1980 si occupa di terapia e riabilitazione di pazienti psichiatrici.

2 Comments

  • Nessuno si chiede quanto la ndrangheta abbia a che fare con quello che succede a Riace
    È in questi tempi torna il dovere di dire di no sopra ogni cosa(per chi ci riesce)

  • Su questioni ingiuste è giusto che chi ricopra cariche pubbliche o politiche trasgredisca le leggi vigenti. Ricordo le provocazioni dei sindaci della lega Nord contro lo Stato centralista,a volte andavano nel penale, ma era giusto così dal mio punto di vista. Purtroppo poi non si è arrivati a risultati concreti, ma loro non potevano saperlo.Rimpiango le lega indipendentista vedendo lo schifo dell’attuale lega salviniana.

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