I capelli parlano: sono lo specchio dell’anima

Da anni cerco di decifrare i messaggi che escono dalla testa dei miei pazienti: segnali significativi arrivano non solo dal cervello ma anche dalla chioma

Chissà se, adesso che Trump ha vinto le elezioni americane, la sua improbabile chioma di un biondo evergreen che vira sull’arancione farà tendenza. Ora che taglio, colore, riporto, largamente sbertucciati, sono diventati caratteristiche di un vincente, vedremo forse degli imitatori? E se invece The Donald, spiazzando di nuovo tutti, comparisse improvvisamente con la testa di un bel grigio naturale? Sapremmo subito che la politica americana sta cambiando.

Sì, i capelli parlano. Me lo hanno insegnato i miei pazienti, che hanno spesso usato i capelli per mandare segnali, e quei segnali, col tempo, io ho provato a decifrarli.

La signora K. ha frequentato per più di un anno il mio studio: una bella quarantenne con un buon livello di istruzione, una buona posizione sociale, un ex marito e due bei figli. Era intelligente, capace di analizzare criticamente la sua situazione, ma non riusciva a superare lo stato depressivo che l’aveva condotta da me. Settimana dopo settimana, mese dopo mese si era seduta nel mio studio con la sua aria mesta, l’eleganza discreta che nulla concedeva alla sua femminilità, i folti capelli tirati e stretti in una crocchia severa. Nonostante i miei sforzi sentivo che il lavoro terapeutico non dava risultati, la situazione rimaneva stagnante, nulla si muoveva.
Poi, improvvisamente, durante una seduta pomeridiana, dopo una pausa di silenzio a lungo protrattasi, la signora ha portato la mano alla nuca e lentamente ha aperto il fermaglio di tartaruga: i capelli, liberati, le hanno incorniciato il viso e si sono sparsi sulle spalle a cascata, rivelando riflessi dorati: qualcosa si era sciolto.

Il capello è un elemento fortemente identitario: caratterizza l’epoca storica, rivela l’appartenenza a un gruppo ideologico o generazionale.
Una capigliatura folta e fluente è sempre stata simbolo di forza e virilità negli uomini (vedasi Sansone), e di bellezza e seduzione nelle donne. L’iconografia di Afrodite la mostra sempre con lunghi capelli biondi; la chioma di Berenice era così eccezionale che, quando la regina d’Egitto la sacrifica in voto per propiziare il ritorno dello sposo dalla guerra, gli dei la assumono in cielo e ne fanno una splendida costellazione.
E che dire del ricciolo biondo di Lucrezia Borgia, conservato come una reliquia all’Ambrosiana, in una teca preziosa, tanto ammirato da Byron?
Se una ciocca femminile è stata spesso, nei secoli scorsi, pegno d’amore, in età vittoriana diventano di moda veri e propri gioielli creati attorno a ciocche di capelli del caro estinto.
La rasatura a zero è stata segno di sfregio nei confronti del nemico vinto, punizione per collaborazionisti e donne che si sono date al nemico, pratica in cui si esprime una forma di bullismo. Quando si tratti di uomini, la rapatura rappresenta una evirazione simbolica. Il caso estremo è l’usanza di scotennare i nemici praticata dai pellerossa.
Le suore, all’atto di prendere i voti, sacrificano la chioma, simbolica rinuncia a ogni seduzione femminile. Fino a tempi recenti le donne andavano in chiesa velate in quanto il capello era considerato un richiamo erotico; attualmente sono rimaste le musulmane a nascondere la chioma a occhi estranei alla cerchia dei familiari, i soli che ne possono legittimamente godere la vista.
E potremmo continuare con le categorie professionali: c’è un rapporto tra attività svolta e pettinatura. Difficilmente riusciamo a immaginare magistrati, avvocati, commercialisti, chirurghi, ingegneri con i capelli lunghi, mentre li adattiamo perfettamente alla figura di architetti, designers, artisti.
Il capello non è anonimo: dimmi come ti pettini e ti dirò chi sei.

Le acconciature segnano l’epoca storica: nel Settecento uomini e donne nascondevano i propri capelli sotto parrucche elaborate, vere strutture architettoniche; un secolo più tardi i figli del Romanticismo amavano farsi ritrarre capelli al vento su sfondi naturali e chiamavano “parrucconi” e “codini” reazionari e conservatori.
Nel ’68 i capelli lunghi sono diventati la divisa dei contestatori, dei ribelli, prima di trasformarsi in segno di conformismo modaiolo, denunciato con rara violenza da Pasolini.
Generazioni di uomini hanno lottato strenuamente contro la calvizie con lozioni, riporti ingegnosi, dolorosi trapianti, attualmente molti hanno risolto drasticamente il problema radendosi completamente il cranio, e questo nuovo look si è imposto come espressione di virilità: la moda ha sdoganato i calvi.
Quanto alle donne, difficilmente possono invecchiare da brune, dopo una certa età esibiscono tutte capigliature di diverse tonalità di biondo.

L’attenzione ai capelli è attestata anche dall’abbondanza dei detti popolari che li riguardano: per il dolore mi strappo i capelli / per la disperazione mi cadono i capelli / la paura mi ha fatto diventare i capelli bianchi / mi si drizzano i capelli in testa / spaccare il capello in quattro / ho un diavolo per capello / ogni riccio un capriccio / i rossi sono cattivi…
Certo è che il cambio di pettinatura è spia di una svolta nella vita delle persone.
Cristina portava una lunga parrucca bruna, ma quando prende corpo il progetto di abbandonare la comunità terapeutica Lighea, di cui sono responsabile, per trasferirsi in alloggio autonomo, la getta e mostra capelli corti, ricci, biondi: i suoi. Non li nasconde e non si nasconde più.
Luigi inalberava una cresta gialla che gli conferiva un’aria aggressiva e truce: così si difendeva dai fantasmi che lo perseguitavano. Un bel giorno la cresta non c’è più; non ne ha più bisogno: i fantasmi sono diventati meno minacciosi.
Fabio aveva una chioma ben curata a cui teneva molto, ma ogni tanto la tagliuzzava in modo irregolare, e io ho imparato a capire il messaggio senza bisogno di parole: era il suo modo di punirsi per non aver resistito al richiamo della droga.
Le donne che pongono fine a una relazione o che reagiscono a un abbandono molto spesso tagliano i capelli o ne cambiano il colore: è come se volessero separarsi da qualcosa che appartiene al passato, da un’immagine di sé nella quale non si riconoscono più. Coco Chanel l’aveva già capito: “Una donna che si taglia i capelli si prepara a cambiare vita.”
Insomma i capelli ci parlano, ci rivelano segreti: impariamo a decifrarne il linguaggio.

Giampietro Savuto

Psicologo e psicoterapeuta. Fondatore e responsabile scientifico di Fondazione Lighea Onlus.

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