Hanno scritto al Santo Padre: potrebbe abolire il Natale?

Qualche anno fa alcuni miei pazienti chiesero al Papa l’abolizione delle feste natalizie: è un paradosso, ma è vero che a fine dicembre chi soffre di un disagio psichico soffre di più

Il Natale ha ormai perso il carattere di celebrazione religiosa per assumere quello di grandiosa festa del consumismo: i mercanti sono tornati nel Tempio.
I favolosi Magi con i loro esotici doni sono stati declassati a un omone rubizzo sceso dal nord con una slitta trainata da renne, che ha cambiato i colori dell’abbigliamento originario per adattarli a quelli di sponsor della Coca Cola, mentre il tortuoso cammino indicato dalla luce della misteriosa cometa è stato sostituito da chilometri di luminarie kitsch.

Eliminati gli aspetti mistici, rimane però il Natale come festa della famiglia, momento in cui le generazioni si riuniscono intorno alla tavola imbandita e rinnovano i legami di affetto reciproco. Ma quale famiglia?
La nostra società ha registrato negli ultimi anni una trasformazione velocissima: aumentano i single, diminuiscono i matrimoni, si moltiplicano le separazioni, le unioni di coppia sono sempre più labili e precarie. Stando così le cose, organizzare il Natale diventa arduo.
Come conciliare compagni/e vecchi e nuovi, figli di primo, secondo, terzo letto…, con relativi nonni e zii, suoceri ed ex suoceri, cognati ed ex cognati? Non stupisce che a molti la prospettiva faccia paura.
E alle persone che attraversano momenti di crisi va ancora peggio. Qualche anno fa gli ospiti della comunità terapeutica Lighea, da me diretta, indirizzarono una lettera al Papa chiedendogli l’abolizione del Natale.

Il Santo Padre incredibilmente rispose inviando loro l’apostolica benedizione, ma affermando di non poter aderire alla richiesta.
Anche se la vicenda può sembrare paradossale, estremizza soltanto un sentire più diffuso di quanto si pensi.

Come psicoterapeuta so che le feste natalizie sono un periodo molto delicato per chi presenta sofferenza psicologica o disagio psichico.

L’interruzione della routine quotidiana, l’atmosfera di festa, l’obbligo di celebrare i riti familiari in allegria, la richiesta di riaffermare i legami affettivi reciproci provocano spesso ansia, talvolta giungono addirittura a scompensare equilibri faticosamente raggiunti. Di fronte alla presunta felicità degli altri, dei “sani”, si avverte più forte il senso di solitudine e di vuoto interiore, un vuoto che viene riempito dai farmaci. Comunque non molto diverso da quello che in individui meno sofferenti viene riempito dai doni.

Non si vuole certo escludere che per molti il Natale possa essere un giorno felice, ma per gli altri molti cosa rimane? Forse solo l’eccitazione della vigilia, i preparativi della festa più attesa. Facciamo nostra la saggezza del Poeta e godiamoci l’incanto del lungo sabato prima di affrontare la probabile noia, le possibili tristezze, le improvvise nostalgie, l’inevitabile fatica emotiva del Natale. Coraggio: in fondo si tratta di resistere un giorno.

Giampietro Savuto

Psicologo e psicoterapeuta. Fondatore e responsabile scientifico di Fondazione Lighea Onlus.

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