Gli Usa hanno ucciso Lisa: è il fallimento di una società intera

E’ stata uccisa negli Stati Uniti Lisa Montgomery, 52 anni, cinquantatreesima donna a essere giustiziata dal governo federale degli USA.

Era stata ritenuta colpevole, nel 2004, di un efferato omicidio: aveva sventrato una giovane donna incinta, estraendone il feto all’ottavo mese (oggi è una adolescente che vive con il proprio padre), rivendicandone la maternità. Dio santo, mi sono detta, ma chi può fare una cosa del genere? Allora sono andata a leggermi la sua storia.

Una storia da pugno nello stomaco, in cui quando pensi che non possa andare peggio, il peggio arriva in tutta la sua distruttività. Secondo quanto racconta il dettagliato articolo dell’Huffington Post, gli abusi contro di lei iniziano quando aveva tre anni e assisteva agli stupri subiti dalla sorellina maggiore da parte del baby sitter; qualche anno dopo tocca a lei: il padre inizia a violentarla quando ha 11 anni e quando gli abusi si fanno più frequenti, costruisce una stanza insonorizzata accanto alla roulotte in cui vivono in mezzo ai boschi, così nessuno può sentire le urla della bambina. L’unica volta in cui Lisa oppone resistenza, il padre le sbatte la testa sul pavimento, causandole un danno neurologico. Quando la madre scopre le violenze, invece di salvarla le punta una pistola alla testa minacciandola di morte: Lisa non era vittima di una violenza, le stava rubando il marito.

Col tempo le cose peggiorano e il padre di Lisa invita anche i propri amici per abusare della ragazzina. Violenze che durano ore, e che terminano con questi orridi esseri che le pisciano addosso. Ma anche la mamma ci mette del suo, e inizia a venderla all’idraulico, all’elettricista, ogni volta che aveva bisogno di qualche lavoro in casa e non poteva pagare. Solo una volta gli assistenti sociali fanno visita alla famiglia, ma i genitori, avvisati in anticipo, intimano il silenzio a Lisa e la minacciano qualora avesse parlato. Diversi medici si accorgono degli evidenti stupri subiti dalla ragazzina, ma non sporgono denuncia. La comunità sa che cosa succede, ma non dice e non fa nulla, per coprire i bravi padri di famiglia che la violentano e la comprano.

Diversi mesi prima di compiere il delitto, Lisa va sostenendo di essere incinta: cosa assai improbabile dato che, dopo il quarto figlio avuto in seguito al probabile ennesimo stupro, era stata sterilizzata con la forza. Così si impadronisce di quel feto, credendo che sia suo e che le sia stato sottratto con l’inganno. In prigione, Lisa viene sottoposta a massicce cure psichiatriche e le vengono diagnosticati psicosi, disturbo post-traumatico da stress, disturbo dissociativo, depressione. Uno dei suoi avvocati ha affermato:

“Lisa non è la peggiore delle peggiori. E’ la più spezzata tra le persone spezzate”.

Ora, la scienza ha ampiamente dimostrato come l’ambiente in cui si nasce e si vive ha lo stesso peso della genetica nel determinare il comportamento e le azioni di un individuo; è vero che non tutti i bambini spezzati diventano mostri, molto probabilmente perché hanno la fortuna, nella loro esistenza drammatica, di trovare relazioni positive, correttive delle esperienze traumatiche che hanno vissuto. Ma quella di Lisa è stata “una vita di torture e violenze sessuali”, come ha sottolineato il suo team di legali, senza scampo e senza scampoli di umanità. Lisa è nata da due bestie, è stata cresciuta come una bestia ed è stata abbattuta come una bestia. Volendo anche arrivare ad ammettere che la pena di morte possa avere una qualche funzione sociale e giuridica, che giustizia è stata ristabilita, con la morte di una persona sopraffatta da una vita di violenze inaudite e traumi incancellabili, talmente imbottita di farmaci da perdere il senso di sé e che non sarebbe mai uscita dal carcere? Che senso ha la sua morte? Giustizia per la vittima dopo 17 anni? O vendetta?

Io credo che la sua morte sia invece un grande lavaggio di coscienza per una società che ha totalmente fallito nel proteggere e salvare uno dei suoi membri più deboli, una società in cui le istituzioni che avrebbero dovuto salvaguardare una bambina indifesa si sono girate dall’altra parte, in cui le persone che la circondavano hanno preferito proteggere i carnefici, oltraggiando ulteriormente la vittima. Una società che con la sua colpevole indifferenza ha creato il mostro che Lisa è diventata. Forse con la sua morte si sperava di togliersi dalla coscienza la vita di, in fin dei conti, due persone: quella di Lisa e quella della sua vittima.

Ma il corpo di Lisa è un po’ più voluminoso della polvere da nascondere sotto il tappeto.

Giuseppina Velardo

Psicologa e Psicoterapeuta. Si occupa di terapia familiare, di coppia e del singolo individuo. Collabora con Fondazione Lighea Onlus.

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