Fortunati i bambini che sanno apprezzare il fascino della noia

Il cosiddetto tempo libero nostro e dei nostri figli è spesso zeppo di impegni stressanti: occorre rivalutare l’importanza terapeutica della noia

Abbiamo smarrito il “desiderio dell’Altrove “, direbbe Lacan. Gli uomini d’oggi, perennemente connessi, intenti ad occupare tutti gli anfratti della giornata con ogni sorta di impegni e di svaghi, fanno di tutto per espellere la noia dalla loro vita. Il suo vuoto che obbliga alla riflessione sembra far loro paura.
Lo stesso fenomeno interessa ormai anche i nostri figli. Dopo le ore di scuola, madri iperattive trascinano bambini e ragazzi, spesso entusiasti, talvolta riluttanti, in un vortice di attività: dalla palestra alla piscina, dalle lezioni d’ inglese a quelle di piano, dal corso di ballo al corso di yoga, dall’equitazione alla scherma… e nel fine settimana li aspetta il maestro di sci o la gita verso mete “intelligenti “. Se invece si resta in città, scatta la ricerca di spettacoli teatrali, visite guidate, laboratori educativi o ludici di vario genere.

Una specie di horror vacui spinge ad occupare ogni spazio di tempo libero dei figli, che così cessa di essere libero per diventare rigidamente programmato. Mi verrebbe da dire che, in attesa di diventare “sdraiati”, i bambini finiscono “ insaccati“.
Si potrà obiettare che quanto detto riguarda solo bambini fortunati, appartenenti a famiglie sufficientemente agiate, ma questo è comunque il modello che si è imposto, al quale si ispirano anche famiglie relativamente modeste.
L’orrore del vuoto contagia ormai i bambini stessi, che sentiamo insistentemente domandare: “E dopo? E dopo cosa facciamo?” Parole rivelatrici di un’ansia che chi, come me, appartiene alla generazione che giocava in cortile, dove madri distratte erano ben contente di dimenticarci, non ha conosciuto.

E’ ora per bambini e ragazzi di reclamare il diritto all’ozio e, perché no, anche alla noia.

Il diritto a pomeriggi vuoti di impegni, quando il divertimento non è organizzato, ma il gioco si inventa al momento con gli amici o anche da soli, magari con pochi strumenti e molta fantasia.
Quanto alla noia, che facciamo ogni sforzo per espellere dalla vita nostra e dei nostri figli, è esperienza che vanta da sempre illustri estimatori: da Leopardi, che la considerava il più sublime dei sentimenti in quanto avvertimento dei limiti umani di fronte al desiderio di infinito, a Heidegger, per il quale è momento rivelatore dell’esistenza, al già ricordato Lacan.
Io ho scoperto la noia negli anni della scuola, davanti a libri che non avevo voglia di studiare e rimanevano aperti sulla scrivania mentre lo sguardo errava fuori della finestra e la mente vagava altrove. Allora l’immaginazione prendeva vigore. Oggi, ricordando con nostalgia quei pomeriggi, sono convinto che abbiano avuto un ruolo importante nella mia formazione, come in quella dei miei coetanei, che so essere passati per analoghe esperienze.
Penso che questa stessa esperienza non vada negata ai ragazzi di oggi: nella solitudine priva di stimoli esterni si impara infatti a dialogare con sé stessi e a conoscersi meglio, il pensiero vagabondo visita mondi lontani, si abbandona a fantasie feconde e ne esce arricchito. Anche Albert Einstein diceva che “l’immaginazione è più importante della conoscenza “.
Certo, è giusto dare ai giovani stimoli culturali adeguati, sollecitare il loro interesse per la realtà che li circonda, ma certi genitori con il loro attivismo agiscono il proprio desiderio attraverso i figli e impediscono al desiderio dei figli di fiorire.
Padri e madri intelligenti, sinceramente interessati all’educazione dei propri figli, dovrebbero assicurare loro, oltre agli stimoli culturali e agli impegni sportivi, ragionevoli dosi di ozio e di noia.
E gli altri, gli attivisti irriducibili? Quelli siano costretti per legge.

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Giampietro Savuto

Psicologo e psicoterapeuta. Fondatore e responsabile scientifico di Fondazione Lighea Onlus.

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