Filmterapia 2: i consigli per le angosce di inizio autunno

Le mie medicine? Ready player one, Perfetti sconosciuti,Trattato sul funambolismo, Doctor stranger, Tutte le manie di Bob

E come ogni saga cinematografica che si rispetti, ecco il nostro… sequel! 

Angosce, manie e paure sono sempre dietro l’angolo. Per resistere al loro agguato, abbiamo confezionato per voi la seconda puntata della nostra guida semiseria di Filmterapia. Per ogni fobia, disturbo, fissazione la cura è in un film! E dunque: sedetevi comodi e accendete lo schermo.

Dipendenza da videogiochi? Immergetevi nel virtuale alla ricerca di un uovo

Nella puntata precedente, ho omesso di citare le dipendenze: rimedio subito. Se il vostro problema è un’assuefazione eccessiva per i giochi virtuali e i loro infiniti mondi, non potete perdervi Ready player one, un film dello scorso anno, che sembra parlare ai giovanissimi, ma che in realtà è così coinvolgente da intrattenere anche gli adulti. Siamo in una realtà virtuale, voglio avvisarvi prima, e bisogna passare i primi dieci minuti a prendere dimestichezza con questo, ma poi la passione decolla. È il 2045 e Oasis è un mondo virtuale dove tutto può accadere, anzi, per la precisione, l’unico mondo in cui le cose accadono. La mania è planetaria: tutti si “trasferiscono” ogni giorno in Oasis, grazie al proprio avatar, e vanno alla ricerca di chiavi e livelli segreti, per portarsi a casa un premio davvero speciale. Essere coinvolti in una realtà immersiva di altissimo calibro (come solo Spielberg avrebbe potuto realizzare), si contrappone a una realtà deprimente e priva di umanità, quella da cui tutti vogliono fuggire. Sarà proprio nell’integrazione di questi due mondi che i protagonisti – i giovani eroi di questa avventura – riusciranno a trovare l’Egg, l’uovo nascosto, cui tutti ambiscono. Fuggire in un’altra dimensione o affliggersi lì dove si è? La risposta a me è piaciuta: ritornare a relazioni vere.

Lo smartphone viene con voi anche in bagno? Siete in serio pericolo…

Dal videogioco a quest’altra mania il passo è breve. Siete ossessionati dallo smartphone? La comunicazione per voi passa solo da app, social, media e co.? Vi consiglio, allora, un esperimento: trovate dieci amici, sedetevi tutti a un tavolo per cena e condividete con il gruppo ogni singolo messaggio e ogni telefonata in arrivo durante la cena. L’idea non è mia, ovviamente, ma di un grande Paolo Genovese che nel 2016 cura la regia di Perfetti sconosciuti. L’impianto narrativo ruota intorno alla proposta da parte di una delle protagoniste di mettere in chiaro, durante la cena, le comunicazioni via smartphone e questo farà emergere i segreti, i tradimenti, le storie inconfessabili di un gruppo di amici, che scopriranno di non conoscersi affatto! La commedia che terrà tutti, ci scommetto, con il fiato sospeso e con il naso nello schermo, lascia un retrogusto amaro e più di una domanda su affetti, legami, incidenti comunicativi e intimità.

Salire sempre più in alto, con i piedi ben piantati… su un filo! È l’ora delle vertigini!

L’altezza è la vostra acerrima nemica? Non vi affaccereste mai dal balcone di un appartamento al decimo piano? (e anche il quinto vi mette soggezione?). Salite allora in tutta sicurezza sulle amate torri gemelle con Philippe Petit interpretato da Joseph Gordon-Levitt nel film The Walk, anno 2015. Robert Zemeckis ci racconta tutta la storia del funambolo Philippe Petit, che amava sfidare se stesso, le altezze e le autorità, progettando camminate su fili tesi ad altezze innominabili. Nel 1974 realizza il suo sogno e percorre avanti e indietro, a 400 metri dal suolo, la distanza che c’era tra le torri gemelle di New York. Il tutto in totale illegalità, senza rete e senza fili di sicurezza. Mozzafiato, il film è adatto anche a chi ama sfidare i limiti. “Ma perché questa sfida?” si chiede insistentemente qualcuno.  Philippe Petit, quello vero, ha scritto anche un Trattato sul funambolismo e nella prefazione il regista Werner Herzog dice: “Un filo collega ciò che sarebbe rimasto separato per sempre nella solitudine”. Alla fine, dunque, anche quando non sembra, è sempre questione di amore.

Dimenticavo, la paura delle altezze è l’acrofobia.

Da narcisista a supereroe: il passaggio non è così scontato…

Ego smisurato? Se la vostra parola d’ordine è “Io” (e ancora io, io, io), allora non posso mancare di passare in casa Marvel e suggerirvi di guardare Doctor Strange, di Scott Derrickson, 2016. Rivisitazione cinematografica di un fumetto anni ’60, Strange è un supereroe che combatte il male, con i poteri che trova nel profondo di se stesso. Per accedere a questa sua parte, tuttavia, deve rinunciare a un falso sé – per dirla con Winnicott – e scoprire, con l’aiuto di una guida soprannominata l’Antico, la sua parte più vera. Il personaggio è fedele al fumetto: Doctor Strange, nella versione Falso Sé, è un gelido neurochirurgo, che salva vite umane, solo se possono migliorare la sua reputazione. A causa di una folle corsa in macchina i suoi strumenti più importanti, le mani, finiscono in frantumi. Per la sua rinascita (e scoprire il suo Vero Sé) Strange dovrà allora andare in Nepal e abbandonare le solide certezze di una vita. Un viaggio interiore, in leggerezza, con la maschera da supereroe: in fondo “super” siamo un po’ tutti quando andiamo alla ricerca della parte più vera di noi!

E gli analisti? E i terapeuti?

Qualcosa mi dice che, arrivati a questo punto della nostra rubrica, anche l’analista e il/la terapeuta stiano cercando… un consiglio per l’autunno incipiente! Se è così, il mio ultimo film è dedicato a voi. Si tratta di Tutte le manie di Bob, di Frank Oz, annata 1991. E sono proprio tutte le fobie e manie di Bob a portarlo, in prima visita, dallo psichiatra, che però è prossimo alla partenza per le agognate vacanze. All’inizio Bob accetta più o meno di buon grado di lasciar partire il luminare, ma poi sente così tanto il bisogno di parlare con lui che lo rintraccia, gli telefona e lo va a trovare nel luogo in cui soggiorna con tutta la famiglia. Sì, lo so, la vena persecutoria che leggete in queste righe potrebbe risvegliarle, le angosce! Ma in realtà la comicità avrà la meglio: i ruoli sorprendentemente si capovolgeranno, facendo perdere il confine tra paziente e curante, tra malattia e sanità mentale. Ruoli che sfumano, quindi… ma col sorriso.

Alcesti Alliata

Filosofa, formatrice, docente, Counselor. Si occupa di adolescenti e di problematiche legate all'alimentazione.

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