Federico ovvero il Quadrilemma. Storia di un tormento

Il caso di un giovane assalito dall’angoscia di fronte a qualsiasi scelta, anche la più banale.

«Vede, dottore, ogni mattina esco per fare colazione al bar. E sono felice. Durante la strada ne pregusto il piacere. Ma… sono incerto se prendere un caffè o un cappuccino: un bel caffè nero, forte e cremoso, o un cappuccino coperto di schiuma, aromatizzato al cioccolato… Durante tutto il percorso considero l’alternativa, esamino i motivi della scelta… Sono davanti al barista che mi interroga: “Che cosa desidera?” E io giro le spalle e torno indietro».

Tutta la giornata di Federico è costellata di analoghi angosciosi dilemmi: il risultato è la paralisi, l’immobilità più assoluta.

Del resto, anche qualora il tormentone fosse risolto, ne sorgerebbe subito un altro: lo voglio o lo devo? Ed ecco che le incertezze si moltiplicano: il dilemma si trasforma in quadrilemma.

Federico propone a tutti i suoi quesiti, chiede di aiutarlo a scegliere, ma guai a cadere nella sua trappola e a dargli suggerimenti precisi: immediatamente si affretta a recuperare l’ipotesi scartata, che acquista ai suoi occhi un potere di seduzione.

Federico continua ad avvolgersi nelle sue incertezze, vuole e disvuole, occupa l’unico posto che gli è consentito occupare, quello del crinale della scelta, attento a non sbilanciarsi né da una parte né dall’altra, raggelato nello sforzo di tenersi in equilibrio. Ogni movimento è pericoloso perché ogni scelta implica una trasformazione, e Federico indurisce i muscoli: ritirato nel suo guscio, non riesce a esprimere sentimenti ed emozioni, a stabilire rapporti cordiali con l’altro, e ne soffre.

Dopo un periodo in comunità Lighea Federico ha voluto tornare a casa. Si è subito pentito e ha preso a oscillare tra l’uno e l’altro ambiente: quando è da una parte dice di volersi trasferire dall’altra, e appena si trasferisce è assalito dal dubbio che sia meglio tornare indietro. Ma questo è il suo modo di proteggersi dall’angoscia.

Osservandolo, mi si svela il significato della frase misteriosa che solevano dirmi da bambino, quando cercavano di frenare la mia irrequietezza: «Muoviti fermo».

Lighea

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