Ecco i film da guardare (o da evitare) in quarantena

In questi giorni strani e un po’ alienanti, in cui ci destreggiamo tra smart working e flashmob sul balcone di casa, in cui firmiamo autocertificazioni per andare a fare la spesa, nella speranza di non essere fermati dalla polizia e ci diamo appuntamento su Skype con amici e parenti per mangiare assieme, possiamo dedicarci con calma alla settima arte, cercando distrazione e leggerezza nel bombardamento quotidiano di notizie sul coronavirus e tra le raccomandazioni mandate in onda a ripetizione sulle pratiche da adottare per evitare il contagio.

Ecco quindi un elenco semiserio di film che potete recuperare o riguardare, o che potete evitare accuratamente.

SHINING (S. Kubrick)

Serve che ve lo racconti? Una tranquilla famiglia va a trascorrere l’inverno in un albergo isolato; il padre cerca di scrivere il suo romanzo, la moglie si dedica ai lavori di casa e il figlioletto gironzola in triciclo tra i corridoi dello stabilimento. Ma le cose non vanno proprio come previsto e gli effetti dell’isolamento si fanno sentire con prepotenza. Uno scenario che oggi accomuna molte persone: ne parlavo domenica con i condomini in un flashmob musicale nel cortile del palazzo, tra chi sperava di prolungare il più possibile il lavoro in sede, chi si lamentava di non poter più andare a correre, e chi guardava con terrore a un domani di pulizia di vetri e tende. Ma nessuno di noi ha la luccicanza.

MOMENTI DI GLORIA (H. Hudson)

Da campioni indiscussi del cambio di canale dal divano e del tuffo carpiato sul letto, adesso che ci è proibito uscire di casa se non per improrogabili necessità ci siamo improvvisamente scoperti tutti dei novelli Eliud Kipchoge, con un insopprimibile bisogno di prepararci per correre la maratona, abbattendo il muro delle due ore. Quindi cosa c’è di meglio di un film sulla vita di due atleti inglesi che, tra difficili battaglie interiori, cercano di dare un senso alla loro vita tramite lo sport? Almeno le loro motivazioni sono un po’ più profonde delle nostre. E la colonna sonora più epica di quella che accompagnerebbe le nostre giornate di adesso, se la nostra vita fosse un film.

JUMANJI (J. Johnston)

Visto che uno degli strumenti per la quarantena perfetta è il gioco da tavolo, ecco un film molto divertente su un gioco da tavolo ambientato nella jungla, in cui gli imprevisti diventano pericolosamente reali. Attenti, però, a scappare da casa se dal lancio dei dadi uscisse una carica di rinoceronti: se non avete l’autocertificazione pagate l’ammenda o finite in prigione senza passare dal via.

L’INVASIONE DEGLI ULTRACORPI (D. Siegel)

La minaccia viene da un altro mondo e si impossessa dei corpi delle persone. No, non stiamo parlando del coronavirus, ma degli alieni, in questo film horror degli anni ’50. L’unica soluzione per scampare alla contaminazione è non cedere al sonno. Insomma, un’ottima terapia d’urto per affrontare la paura del contagio che ci attanaglia in questo periodo. E per non trascorrere la quarantena tra le braccia di Morfeo.

SLIDING DOORS (P. Howitt)

Su Facebook ho letto una divertente definizione “alternativa” del cosiddetto “effetto farfalla”: un tale ha mangiato un pipistrello in Cina e io mi ritrovo a cantare l’inno di Mameli dal balcone di casa. Ecco un film sulle pieghe del destino: che cosa sarebbe successo se la protagonista avesse preso quella metro? E se invece l’avesse persa? Che cosa sarebbe successo se quel tale in Cina non avesse mangiato il pipistrello? Probabilmente in questo momento sarei su uno sferragliante treno di Trenord, di ritorno dalla remota Brianza.

C’È POSTA PER TE (N. Ephron)

Un uomo e una donna si odiano nella vita reale, ma si amano nel mondo virtuale, dove si scambiano consigli e confidenze via email, senza sapere delle rispettive identità. Ovviamente c’è il lieto fine. Insomma, sarebbe bello uscire da questa quarantena fatta di videochiamate e chat, e trovare un Tom Hanks (o una Meg Rayan) che ti aspettano fuori dalla porta di casa. Continuiamo a sognare…

JULIE&JULIA (N. Ephron)

Chiusi in casa senza poter uscire, gli italiani si stanno riscoprendo tutti cuochi e panificatori. Nel supermercato vicino casa mia il lievito è terminato. Ecco allora una graziosa commedia culinaria che racconta la storia di Julia Child, autrice nel 1961 di un libro di cucina che ancora adesso, negli USA, è considerato la Bibbia culinaria, e di Julie, trentenne dei giorni nostri che decide di sfidare se stessa e cucinare in un anno tutte le ricette presenti nel libro. La cucina come passione e ricerca di un senso nella vita.

NEL BEL MEZZO DI UN GELIDO INVERNO (K. Branagh)

Una mal assortita compagnia di attori si ritrova in una chiesa sconsacrata per mettere in scena l’Amleto; man mano che le prove proseguono, gli attori si troveranno a fronteggiare i disagi della convivenza e le fragilità di ognuno, messe a nudo dal testo shakespeariano, ma riusciranno nel loro intento. Insomma, potremmo leggerlo come una sorta di metafora della nostra reazione in questo particolare momento: eterogenei, disuniti, sospettosi, spazientiti, però animati dal comune desiderio di sconfiggere l’invisibile ma nefasta minaccia del virus. Uniti, ma rigorosamente a un metro di distanza.

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Giuseppina Velardo

Psicologa e Psicoterapeuta. Si occupa di terapia familiare, di coppia e del singolo individuo. Collabora con Fondazione Lighea Onlus.

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