È l’effetto Dunning-Kruger: lo stupido diventa onnipotente

Due ricercatori della Cornell University hanno analizzato la distorsione cognitiva che rende l’ignorante sicuro di sé

McArhur Wheeler, 45 anni, 120 chili di peso per 180 centimetri di altezza si presenta a volto scoperto in banca, armato di pistola, ed effettua una rapina. 

Due giorni dopo si dimostra esterrefatto per il fatto che la polizia sia riuscito a catturarlo… esterrefatto perché convinto di essere invisibile alle telecamere. «Eppure me ne sono messo un sacco di succo di limone in faccia, non capisco come abbiate fatto a capire…»

Già, il buon Wheeler era convinto che il succo di limone avrebbe in qualche modo neutralizzato le telecamere rendendolo praticamente invisibile. Dalla sua diceva di avere un argomento inoppugnabile: il succo di limone viene utilizzato per fare l’inchiostro simpatico ovvero la scrittura invisibile all’occhio umano. Aveva fatto anche una prova con una polaroid per vedere l’effetto ma poi era stato proprio il succo di limone negli occhi che gli aveva falsato l’inquadratura facendogli sbagliare la mira. 

Al di là degli aspetti criminologici e folkloristici il caso, realmente accaduto, non sfuggì a David Dunning della Cornell University che ci vide qualcosa di importante dal punto di vista della psicologica sociale. 

Partirono dunque una serie di ricerche e indagini condotte con il suo fidato ricercatore Justin Kruger e arrivò infine a postulare quello che passò alla storia come effetto Dunning-Kruger: nel caso di specie la stupidità di Wheeler era tale da non permettergli di percepire la propria stupidità. 

In termini generali si tratta dunque di una distorsione cognitiva che rende paradossalmente sicuri e decisi nelle affermazioni e nel procedere persone estremamente lontane dall’argomento disputato… non solo, alla percezione di un terzo durante la disputa, un terzo egualmente poco informato, risulta sempre più credibile e sicuro l’ignorante poiché incapace di tentennamenti o incertezze, tipiche di una attività intellettiva superiore. 

Tra lo stupido ed il savio dunque il primo appare sicuro, draconiano nelle affermazioni, lineare nell’esposizione mentre l’altro tentenna, propone, balbetta, bela…

Dunque la sicurezza sembra arrivare solo nei casi in cui la padronanza della materia è così profonda e solida da portare il soggetto ad avere la stessa determinazione comunicativa dello stolto, accompagnata però della consapevolezza di sapere. 

Del mio passato di musicista ricordo ad esempio che mi capitava spesso, frequentando le bande musicali di paese, di imbattermi in personaggi curiosissimi, totalmente incapaci ma che si atteggiavano a fenomeni, del tutto inconsapevoli delle figuracce che spesso facevano. 

Altro esempio, ben più grave, mi sembra la rivisitazione in chiave italiana e contemporanea  dell’effetto Dunning-Kruger: alludo al recente  confronto iperuranico tra il sottosegretario Laura Castelli e l’economista accademico  (ex ministro dell’economia) Pier Carlo Padoan.

Da una parte la fronte inutilmente spaziosa di lombrosiana memoria, lo sguardo ardente di chi, avendo letto davvero poco nella propria vita, ha conservato la vivacità del bimbo arrogante di 7 anni che pensa di aver capito tutto della vita.

E contro? Contro un signore anziano, consumato dal cercare di capire, sicuro e al contempo dubitante, che cerca le parole semplici per farsi capire dalla pischella di turno.

Eccole, le parole ad effetto Kruger: «Questo lo dice lei!», a trascinare in caciara argomenti che per tutta la vita cerchi di capire, con la sicumera finale: «Solo perché lei ha studiato di più vuole avere ragione».

Eccola lì la nuova McArthur Wheeler che fa la rapina cosparsa di succo di limone.  

Come evitare che la sindrome di Dunning-Kruger diffusa dalle piazze al Parlamento diventi epidemica? 

Dove aggrapparsi in momenti di siffatta crassa beata ignoranza?

Parafrasando Socrate se il savio è colui che sa di non sapere, sicuro è colui che non sa di non sapere nulla. Potremmo auspicare un ritorno a Cartesio, che del dubbio aveva fatto una metologia. 

Già, ma Socrate, Cartesio… chi sono costoro, e perché mai dovrebbero saperla tanto lunga? 

Massimo Buratti

Direttore di comunità psichiatrica Lighea, psicologo, formatore, supervisore, filosofo,criminologo, docente Cofil - Università Ca' Foscari – Venezia

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