Da grande vorrei… Sondaggio sulle speranze per il futuro di ieri e di oggi

Pubblichiamo qui un sondaggio realizzato, con la collaborazione di Fuoritestata.it, dalla redazione di Zabaione, il giornale studentesco del liceo Parini di Milano. Al centro dell’indagine, le aspettative degli studenti sul loro futuro, a confronto con quelle che erano le prospettive della generazione dei loro genitori

 

di Maria Cattano e Antonio Rezgui

Grafici di Filippo Savio

Abbiamo posto a un campione di sessanta studenti e novantuno genitori sei domande a risposta sia aperta sia a scelta multipla; le risposte, date in forma anonima, ci hanno fornito dati estremamente interessanti. A quanto pare siamo una generazione più pessimista in confronto a quella dei nostri genitori: trovare lavoro ci sembra incredibilmente difficile e crescere ci spaventa più di quanto spaventasse gli adolescenti “di ieri”. Temiamo molto il panorama socioeconomico in cui stiamo crescendo e siamo preoccupati per il nostro pianeta, per quanto riguarda il clima e il riscaldamento globale, insomma i problemi naturali, ma anche per la situazione politica. Alcuni di noi, d’altro canto, hanno fiducia nel progresso tecnologico e nelle nuove generazioni dalla maggiore apertura verso il mondo rispetto alle precedenti, perciò non si sentono angosciati e non hanno paura dell’avvenire.

I nostri sentimenti riguardo al futuro sono spesso incerti, se non del tutto negativi, come traspare dai grafici; abbiamo forse perso quell’ottimismo e quella fiducia in sé stessi che sembrano caratterizzare le aspettative della generazione precedente. Dall’altro lato, nella maggior parte dei casi ci sentiamo aiutati e stimolati dalla scuola e dalla famiglia. Inoltre, alcuni sondaggi ci mostrano come le ambizioni massime delle due generazioni non abbiano subito enormi cambiamenti, la concentrazione massima è sull’ambito lavorativo, anche se noi giovani d’oggi siamo più desiderosi di costruirci una famiglia. Possiamo affermare che la vera differenza tra le due generazioni prese in esame siano le emozioni e le aspettative riguardanti il futuro, mentre si mantengono intatte le aspirazioni dei ragazzi di ieri e dei ragazzi di oggi; questo ci fa capire che le differenze nelle visioni sul futuro non dipendono da un cambiamento dei desideri sull’avvenire, ma piuttosto da un cambiamento nel porsi a esso: sembra infatti che la nostra generazione si senta scoraggiata dall’autonomia e dalle responsabilità legate ad essa in maniera ben più incisiva rispetto alla vecchia generazione, che invece era pronta ad affrontare la vita in modo più pragmatico e a “spada tratta”.

Non per questo dobbiamo affermare che la generazione odierna si sia per così dire “rammollita”, ma che piuttosto sia più in soggezione davanti a un domani che viene percepito come più incombente, forse a causa del fatto che si guarda al futuro con più oggettività e ci si preoccupa di più delle possibilità che la società può offrire. Comunque, le opinioni riguardo le opportunità lavorative rimangono prevalentemente positive. Senza contare che il momento storico in cui ci troviamo è sicuramente più delicato rispetto allo scenario in cui vivevano i nostri genitori, per certi versi si può definire più difficile, sicuramente più complesso da vivere in prima persona. È, infatti, un panorama in cui affermarsi e realizzarsi è estremamente più duro e richiede maggiore sforzo e lavoro.

In conclusione, il cambio generazionale non ha portato a uno scardinamento delle convinzioni di base, ma la nostra generazione trova meno solido il futuro che la attende, nonostante sia più sostenuta dai genitori e dei professori.

La parola dell’esperto

Commento di Massimo Buratti, psicologo supervisore delle Comunità Lighea, Fondazione Lighea Onlus

Abbiamo letto con attenzione i dati della ricerca e, oltre a condividere le riflessioni di Zabaione, vorremmo sottolineare alcuni aspetti di rilevanza psicologica che possono chiarire, almeno in parte, le differenze di percezione rilevate.
In prima istanza, a nostro modo di vedere, la notevole differenza tra la visione del futuro dei giovani di oggi e di quelli del campione di riferimento (genitori di 50 anni circa) può essere amplificata da un effetto definito da molti come euristica dei bei tempi, ovvero la nostalgica sensazione che il passato per molti di noi ci abbia visto più gloriosi e pieni di vita di come siamo stati nella realtà. Basterebbe recuperare alcuni diari o pensieri del tempo, non contaminati dalla rielaborazione mnestica, per vedere che forse anche i cinquantenni di oggi un tempo non erano così ottimisti. A fare la differenza sarebbe dunque più la percezione del vigore perduto a discapito dell’oggettività del ricordo.

Un altro dato che ci sembra importante rilevare è il senso di maggior sicurezza di sé che sembrerebbe contraddistinguere i giovani del passato rispetto a quelli oggi. A nostro modo di vedere questo, che è un aspetto che si pone in discontinuità rispetto alle due generazioni, può trovare ragione nella maggior percezione di perdita che oggi incrina la visione del futuro. Non dobbiamo dimenticare che è di tutta evidenza il fatto che le nuove generazioni e quelle del prossimo futuro potrebbero dover affrontare sfide importanti che proprio nella sicurezza e nella identità vedranno i temi caldi.

Questa minore spinta propulsiva può anche essere letta, a nostro modo di vedere, come una difficoltà ad affrontare la sfida del confronto con una generazione precedente che sembrerebbe aver avuto pari opportunità se non addirittura migliori e che, rispetto alle passate generazioni, si pone in una dimensione più dialettica e accogliente rispetto alla rigidità confrontativa di prima. Ne emerge da parte del giovane adulto una figura che potrebbe essere meno preparata al confronto duro del debutto nel mondo dell’adultità, in qualche modo indebolita da una minore confidenza con il dolore, la rabbia e la frustrazione. Genitori dunque difficili da superare simbolicamente, da un lato, e forse troppo accoglienti e comprensivi nel preparare il giovane alla sfida per la crescita e al debutto nel mondo degli adulti.

Lighea

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