Cosce al vento al parlamento

Donne con spacchi e scollature da pin-up, uomini che sfoggiano petti villosi. Ma che razza di onorevoli sono?

Piazza Scala, 1 luglio, ore 7.30. Gli spettatori si affrettano verso I Masnadieri di Verdi.

All’entrata delle gallerie una giovane maschera, in modo gentile ma inflessibile, interdice risolutamente l’ingresso a un turista in bermuda.

Allo sprovveduto rimane una sola alternativa, se non vuole ritornare mestamente in albergo: fiondarsi nel vicino negozio Trussardi e acquistare indumenti più consoni.

Anche al Teatro alla Scala il dress code è molto cambiato: Prima a parte, abiti da sera lunghi li indossano ormai solo valikirie nordiche, gli abbigliamenti delle signore sono i più vari, molti uomini vestono casual, qualche giovane indossa jeans, ma c’è un limite a tutto: i bermuda proprio no.

La scena descritta, seguita con segni di approvazione da alcune anziane signore, mi è tornata alla mente leggendo delle polemiche scatenatesi tra gli onorevoli sul modo di vestire in Parlamento.

Tutto ha avuto inizio dalle critiche di un parlamentare all’abbigliamento disinvolto di alcune colleghe, accompagnate da immagini che hanno fatto il giro dei media. Si contestava il fatto che, a fronte di donne con abbondanti scollature e in sandali, gli uomini fossero costretti a giacca e cravatta.

La replica delle signore non si è fatta attendere: un coro di voci si è levato a sottolineare come giacca e cravatta fossero per molti un lontano ricordo, mentre non pochi esibivano senza vergogna camicie e magliette aperte su petti villosi.

È seguita l’immancabile raccolta di firme.

Con tutti i seri problemi che ci sono, verrebbe da dire: hanno il buon tempo. D’altra parte siamo in estate, e ogni estate, si sa, ha le sue cronache stravaganti.

Tuttavia, se la forma è anche sostanza, il messaggio dell’abito non è da sottovalutare, e da questo punto di vista forse la vicenda non è poi così frivola.

La sciatteria del vestire unita alla sciatteria dell’eloquio corrente offre l’immagine di una classe politica impreparata al suo ruolo e ai suoi compiti, di scarsa educazione, maldestra nei comportamenti, contribuendo ad alimentare il discredito che la circonda.

Siamo il Paese della Moda, ci vantiamo, giustamente, del made in Italy, dovremmo pretendere che i nostri parlamentari dimostrino almeno gusto estetico.

Raffaella Crosta

Psicologa. Collaboratrice della fondazione Lighea. Dal 1980 si occupa di terapia e riabilitazione di pazienti psichiatrici.

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