Cosa sapete della vicina che di sera riceve i ragazzi?

I rapporti col vicinato sono di regola minati dall'indifferenza e da sospetti a volte infondati

Le cronache televisive ci hanno abituati ormai da anni alle interviste ai vicini di casa subito dopo un evento tragico avvenuto in un appartamento o con protagonista un residente del condominio. Le testimonianze oscillano quasi sempre tra i due grandi classici «Era proprio una brava persona» e «L’ho visto ieri, era calmo e tranquillo», inframmezzate talvolta da qualche acuta analisi di chi aveva già intuito tutto: «Era un po’ strano, parlava poco, non usciva quasi mai». E ogni volta, ascoltando le loro parole sullo sfondo di una scena del crimine, non possiamo fare a meno di pensare: ma com’è che i vicini non sanno mai niente?

L’incredulità di chi scopre di aver convissuto di fianco al pericolo svela la totale mancanza di conoscenza verso quei visi incrociati ogni giorno per le scale o quelle voci senza volto udite al di là della parete. A prevalere è la diffidenza, perché le vite degli altri celate dietro la soglia suscitano la nostra curiosità, ma soprattutto sospetto. D’altronde anche il cinema – da Rosemary’s baby a La finestra sul cortile – ci ha insegnato che familiarizzare con i vicini può solo portare a casini tremendi.

Sta accadendo anche alla mia amica Annalisa, alle prese con una nuova vicina di cui sente ogni giorno riecheggiare la voce nel cortile, mentre dà istruzioni su come raggiungere il suo appartamento a giovani uomini in attesa di fronte alla scala. I primi giorni ha pensato si trattasse di operai alle prese con gli ultimi lavori di ristrutturazione, ma una volta sistemata la TV satellitare e il wi-fi, il traffico non ha accennato ad arrestarsi. Ancora incerta se allertare gli altri vicini o avvisare la padrona di casa, attende con l’orecchio teso nuovi indizi. Per il momento siamo fermi a uno scontrino di una bibita gassata caduto dalla tasca di uno dei visitatori e talvolta il rumore di acqua che scorre subito dopo il loro arrivo. Nessuna certezza, ma anche nessun dubbio sull’attività part-time della vicina.

Dei nostri vicini di casa in fondo non sappiamo quasi nulla, ma grazie alla prossimità veniamo a conoscenza di segreti ignoti anche alla maggior parte di chi gli è più intimo. A seconda della camera confinante con la nostra possono essere svelati litigi, bugie, tradimenti, ma anche vizi privati più innocenti come il linguaggio sboccato del ragazzo che sul pianerottolo hai scambiato per un rappresentante di Bibbie o le abitudini televisive della vicina, che di giorno legge Proust e la sera si spara le repliche di Temptation Island a volume da stadio.

I dati di una ricerca del 2016 sulle relazioni di vicinato tratteggiano un panorama costellato più da indifferenza che dispute, confermando come gli italiani vivano con insofferenza il rapporto con i vicini: 6 su 10 ammettono di vederli con un misto di fastidio e distacco, senza nutrire alcun desiderio di approfondirne la conoscenza. Perché il tempo è poco, perché l’altro fa paura, perché non si vede l’ora di rientrare a casa.

Proprio la casa, vissuta come nido e rifugio dalla frenesia quotidiana, assume per molti il valore di luogo da proteggere dagli estranei, vicini compresi.

Nelle metropoli del nord, dove questo fenomeno di asocialità condominiale è stato da sempre più diffuso, i cari vecchi vicini iniziano però a essere rimpianti. Il boom delle agenzie di locazione temporanea ha infatti letteralmente invaso i condomini con un’ondata di vicini “mordi e fuggi”, e di fronte ai disagi prodotti da chi abita un appartamento per pochi giorni con tutta la libertà di essere in vacanza, il sollievo di scampare alla socialità obbligata non appare poi un così grande vantaggio. Chi rimane decide allora spesso di unirsi in gruppi di Neighborhood Watch – come le associazioni nate alla fine degli anni 60 negli USA – per vigilare sul condominio e darsi supporto in caso di necessità.

Quello sconosciuto che dorme a pochi metri dal nostro cuscino può così a volte diventare un’invisibile presenza rassicurante in grado di farci sentire meno soli di fronte a un mondo esterno ancora più sconosciuto e spaventoso, senza smettere però i suoi panni misteriosi. Su di lui proiettiamo fantasie, desideri e paure, costruendo storie da gesti ambigui e interi mondi da conversazioni udite a metà. Del nostro vicino non sappiamo nulla, ma nel nostro immaginario vive di passioni segrete e oscure, di cui preferiamo tacere, perché in fondo non siamo davvero certi di distinguerle dall’ombra dei nostri fantasmi. O forse per onorare una silenziosa complicità, perché anche lui sa di me.

Nel frattempo ricevo un messaggio da Annalisa: «Ho scoperto il segreto della vicina. Non ci crederai mai!!!». Ieri sera mentre ritirava la posta ha sentito la solita voce dare indicazioni in cortile, si è precipitata giù per le scale e lo ha visto. Un ragazzo con un enorme zaino termico proprio di fronte a lei, pronto a consegnare una porzione di riso alla cantonese alla bella vicina. Mistero svelato: era sempre stata lei la cliente e suo quello scontrino. E l’acqua del rubinetto? Be’ probabilmente ci si lava le mani prima di mangiare.

Qualche volta il mostro non ti abita accanto, ma prende forma tra gli spazi ambigui delle pareti, e smascherarlo regala un volto umano all’ignoto. Un po’ come scoprire che la tua vicina di casa non è una escort, è solo che non sa cucinare.

Luisa Piroddi

Psicologa. Lavora con le storie: lette, ascoltate, raccontate, vere o sognate non importa, ma sempre comunque terapeutiche.

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