Contro l’usura del quotidiano l’ideale è l’amore a distanza

Fred Astaire e Rita Hayworth dal film "You’ll never get rich” (1941)
All’amore romantico viene contrapposto un nuovo modello d’amore che la lontananza dei partners può contribuire a mantenere vivo

In un bel libro di recente pubblicazione, Il corso dell’amore, lo scrittore svizzero Alain De Botton liquida in modo definitivo il romanticismo, responsabile di aver infettato la visione dell’amore, rivestendolo di fantasie idealizzanti che non reggono l’urto con la realtà e generano pertanto delusione e rancore.
Una volta esauritosi lo slancio passionale, la coppia, per durare, dovrà rifondarsi su un sentimento amoroso più realistico e razionale, ma forse più profondo e costruttivo.
Archiviamo dunque l’amore romantico, responsabile di tanti disastri coniugali, a favore di concetti come solidarietà, comprensione, complicità, interessi e doveri comuni, accanto ai quali è comunque opportuno mantenere uno spazio di libertà e indipendenza individuali, evitando il pericolo di un soffocante rapporto fusionale, sempre malefico.

Io voglio spingermi ancora oltre e identificare provocatoriamente la forma forse ideale di relazione amorosa in un rapporto a distanza, nel quale i partners siano separati da uno spazio che ne impedisca la convivenza e anche la frequentazione quotidiana, come avviene quando, per ragioni di lavoro o di studio, si abiti in luoghi differenti.

Contro l’usura del quotidiano, contro la competizione per occupare gli spazi comuni, contro la noia dell’assuefazione alla convivenza, l’antidoto può essere proprio la distanza.

Quello che apparentemente è un handicap potrebbe rivelarsi una valida ricetta per mantenere vivo l’interesse reciproco, stimolare il desiderio, prolungare la passione (la cui durata, secondo una recente ricerca scientifica, non supererebbe, di norma, i 36 mesi).

Naturalmente la “ricetta” si intende applicabile solo a coppie senza figli, che richiedono, invece, la presenza e l’accudimento assiduo di entrambi i genitori.
La distanza conserva al partner un residuo di mistero, mette un po’ di avventura in ogni viaggio per ritrovarsi, permette di conservare un’immagine meno casalinga, più positiva e ideale del compagno, che può proporsi al meglio.

Insomma ci si risparmiano estenuanti discussioni che pretendono di sviscerare ogni aspetto della relazione, cattivi umori mattutini, catalessi serali davanti al televisore, discorsi vuoti, mancanza di ascolto perché già si conoscono le parole dell’altro.

Vedersi con periodica frequenza, ma non tutti i giorni, assicura di avere sempre argomenti di cui parlare, novità con le quali stupire, voglia di fare cose insieme.
Infine la distanza rinnova la cerimonia degli addii, il dolore del distacco, il desiderio dell’assente le fantasie sull’altro, la gioia di ritrovarsi.

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Giampietro Savuto

Psicologo e psicoterapeuta. Fondatore e responsabile scientifico di Fondazione Lighea Onlus.

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