Comincio ad avere una brutta sensazione, mi sento orfano di Europa

"Europe" dell'autore francese Noël-Nicolas Coypel
Credevo di appartenere a una grande famiglia, nobile e generosa: non capisco perché adesso tutti vogliono andare a vivere da soli

Da quando la Gran Bretagna ci ha lasciato, e la Le Pen minaccia di portarsi via la Francia, e anche il Belgio ci sta pensando e qui da noi Salvini vuole uscire anche lui, e forse anche i grillini, provo una strana sensazione. Come un senso di solitudine. Come una paura di rimanere orfano. Orfano di Europa. Non è una bella sensazione, perché va ad accrescere il livello d’ansia fisiologico, già sopra la norma.

Per l’Europa, da ragazzo, ho fatto uno dei due scioperi della mia vita. L’altro, mi vergogno un po’ per quanto è antico, è stato per Trieste italiana. È che io all’Europa mi sono affezionato. In Europa mi sento a casa mia, anche nei paesi che parlano una lingua incomprensibile, ma dove se dico che sono italiano, mi guardano come un amico. E sono fiero che il mio Paese sia stato tra i pochi che ci hanno creduto fin dall’inizio, e mi viene di vantarmi che siamo stati noi i primi a mettere in piedi questa grande famiglia. Sì, avete capito bene: famiglia. Dove ogni tanto si litiga, perché qualcuno dei grandi, o dei piccoli, si sente sottovalutato, o maltrattato, ma comunque è una famiglia civile, dove non si arriva mai a menare le mani.

Non ci sono guerre in Europa: dal quarantacinque a oggi, fanno quasi settantacinque anni di pace. Sembra niente, ma da Gesù Cristo in poi non era mai successo. E nel resto del mondo non è così, ci si ammazza anche per futili motivi. Adesso tutta questa voglia di lasciare la famiglia e di tornare single io non la capisco e mi fa paura. So poco di economia, ma credo basti il buonsenso per avere paura. Tanto per cominciare, chi va a vivere da solo dovrebbe essere certo di riuscire a mantenersi. I tedeschi sarebbero tra i pochi a cavarsela, ma noi? Abbiamo debiti fino al collo, una cifra che se la scriviamo in lire non basta una pagina di giornale. Finora sono confluiti nel conto di famiglia e gli altri si sono mostrati comprensivi. Ma se la famiglia si sfascia rischiamo grosso. I parenti di oggi possono diventare strozzini, e ridurci in mutande. E poi, a pensarci bene, non è solo una questione di soldi.

C’è una ricchezza più grande che accomuna i nostri cinquecento milioni di famigliari: è quel patrimonio spirituale e morale cui fa esplicito riferimento la carta dei diritti dell’Unione:

il rispetto della cultura e delle tradizioni dei popoli, la garanzia della libertà di pensiero, di coscienza e di religione, di espressione, la libertà di circolare e soggiornare liberamente in una grande terra che va dal mediterraneo al circolo polare, il divieto di qualsiasi discriminazione, l’esclusione della pena di morte e il divieto di estradizione verso i paesi che la praticano, e infine quel diritto d’asilo che sembra essere diventato un tarlo disgregatore e invece è un punto di forza e di superiorità sulla povertà e sulla barbarie.

Sì, perché tutti i grandi paesi, a cominciare dagli Stati Uniti che ora fanno muro contro la presunta invasione messicana, sono diventati grandi grazie all’apporto degli emigranti, asiatici, o europei, o sudamericani. E perfino la perfida Inghilterra sarebbe più povera, e probabilmente più stupida, se i suoi purosangue non si fossero mescolati con la plebaglia proveniente dalle colonie. Londra, che ha votato no alla Brexit, ha un sindaco pakistano; la Francia ha avuto per anni un primo ministro di nascita e di nome ungherese, sposato con un’italiana. La Germania s’è trovata una primadonna all’est, al di là di quella che fino a pochi anni fa si chiamava cortina di ferro. In Spagna il re si è trovato la regina in Grecia.

Possibile che vogliamo rinunciare a questo meraviglioso fritto misto per tornare al Medio Evo?

Paolo Occhipinti

Giornalista, ex direttore editoriale di Rcs, ex direttore del settimanale Oggi

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