Cari ragazzi vi do un consiglio: il punto G cercatelo nella testa

Un contributo del professor Joachin Otuvas: il piacere sessuale è più un processo mentale che una ginnastica del corpo

Qualche anno fa mi chiesero un intervento all’interno di un programma di educazione sessuale presso una prestigiosa scuola superiore.
Per una serie di contrattempi l’intervento non ci fu, ma ne ho ritrovati gli appunti preparatori e, rileggendoli, mi sono accorto che il mio sarebbe stato un discorso controcorrente e probabilmente poco apprezzato dai miei committenti. Ecco, sintetizzando un po’, cosa avrei detto.

Fino agli anni sessanta del secolo scorso il matrimonio o comunque un’unione stabile erano preceduti da un periodo più o meno lungo di frequentazione e conoscenza reciproca che, con parola oggi un po’ obsoleta, chiamavasi fidanzamento.

Poi sono venuti il ’68, la rivoluzione sessuale, il femminismo e tutto si è velocizzato.

Ormai l’età del primo rapporto si è abbassata a 14-16 anni e oggi il percorso di conoscenza preparatorio all’atto sessuale viene bruciato al primo incontro.

Basta con i rituali di approccio, le estenuanti schermaglie: finalmente si va subito al sodo!

Purtroppo, però, l’erotizzazione precoce del rapporto compromette la possibilità di relazione sentimentale, che richiede tempi lunghi e grande impegno per maturare.
Non è qui mia intenzione fare del moralismo, solo indicare due percorsi diversi.
Il consumo di sesso è quello dell’avventura, piacevole, appagante, ma, almeno nella maggioranza dei casi, vissuta con leggerezza e destinata a concludersi rapidamente.

Stabilire una relazione sentimentale è questione più complessa e rischiosa, e può fare paura per il coinvolgimento emotivo che comporta e che espone al dolore di un eventuale abbandono.
Tale relazione si costruisce attraverso una progressiva conoscenza reciproca che accompagna il gioco della seduzione e del corteggiamento. Il tempo dell’attesa alimenta il desiderio, che bisogna imparare a gestire, se non si vuole sprecarlo invano. È un tempo che sollecita l’immaginazione, che si riempie di fantasie, di aspettative, di passione, che creano una storia.
Per giocare questo gioco è però necessario che entrambi i giocatori accettino il pericolo del tradimento, agito o fantasticato, l’altra faccia del desiderio, perché non c’è nessuna sicurezza di esclusiva: il mio oggetto d’amore può esserlo anche di altri concorrenti. Vale comunque la pena di affrontarne il rischio e di scriverla questa storia, perché l’assenza di racconto equivale a una eiaculazione precoce.

L’atto sessuale finale diventa allora la conquista di un ulteriore livello di intimità, in cui i due attori accettano di “mettersi a nudo” senza timore di rinunciare alle difese e di abbandonarsi all’emozione.
Consiglierei ai giovani, e non, assuefatti al consumismo di sesso di trovare il coraggio di sperimentare questa antica ricetta: forse scoprirebbero che il famoso punto G, nel quale si supponeva il centro del piacere femminile, ha sede nella testa e che il sesso è più una questione di processi mentali che una ginnastica del corpo.

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Joaquin Otuvas

Psicologo e psicoterapeuta. Professore "Libre Universidad de Salamanca".(traduzioni dallo spagnolo a cura di Carlo Perez )

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